home  | mail                                                                                                                        Anno II, Maggio 2007

 

TRIBUNALE DI BUSTO ARSIZIO; ordinanza 25 ottobre 2006; Pres. MAZZEO; Rel. PUPA.

 

Cessazione degli effetti civili del matrimonio – Modifica delle condizioni – Assegnazione della casa familiare – Convivenza more uxorio del genitore assegnatario – Revoca del provvedimento di assegnazione – Omessa previsione di ogni valutazione discrezionale in capo al Giudice – Lesione del diritto inviolabile del soggetto assegnatario di contrarre matrimonio o di convivere more uxorio – Violazione del principio di uguaglianza sostanziale e di ragionevolezza – Violazione del diritto dei figli ad essere mantenuti dai genitori (Cost., artt. 2, 3 e 30; cod. civ., art. 155-quater; legge 8 febbraio 2006, n. 54, disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli, artt. 1 e 4).

 

«È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per contrasto con gli artt. 2, 3 e 30 Cost., della disposizione di cui al capoverso dell’art. 155-quater c.c., nella parte in cui ricollega, automaticamente, all’inizio di un rapporto di convivenza more uxorio od alla celebrazione di nuove nozze la cessazione del diritto al godimento della casa coniugale in capo al genitore assegnatario, con esclusione di ogni valutazione discrezionale in capo al decidente» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

 

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(1) La richiamata ordinanza di rimessione, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 15 dell’11 aprile 2007, costituisce la prima pronuncia con la quale il Giudice del merito ha dubitato della legittimità costituzionale dell’art. 155-quater, co. 1, c.c. (nella parte in cui prevede che: «il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario … conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio»).

L’Autorità rimettente, premesso che, anche a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 54/2006, la ratio dell’assegnazione della casa familiare deve ravvisarsi nell’esigenza di preservare per quanto possibile e opportuno la continuità delle abitudini domestiche della prole, ha messo in evidenza: «l’irrazionalità e la contraddittorietà insite nella scelta legislativa di sacrificare in modo pressoché automatico e perentorio l’interesse stesso che la norma si ripromette di tutelare in via primaria nell’ipotesi di celebrazione di nuove nozze o di inizio di una convivenza more uxorio da parte del genitore assegnatario» (così testualmente nell’ordinanza).

Sulla finalità dell’assegnazione della casa familiare alla esclusiva tutela della prole e dell’interesse di questa a permanere nell’ambiente domestico in cui è cresciuta, anche a seguito dell'entrata in vigore della dettato riformatore del 2006, si veda Cass. 22 marzo 2007, n. 6979, in Famiglia e minori, 5, 28, con nota di PADALINO.

Questione di costituzionalità. Ai fini che qui rilevano, deve osservarsi che la questione di legittimità costituzionale del primo comma dell’art. 155-quater c.c., limitatamente alla cessazione del diritto del diritto di godimento della casa familiare in capo al genitore assegnatario, è stata sollevata, oltre che dal Tribunale di Busto Arsizio, anche dal Tribunale di Firenze (con ordinanza del 13 dicembre 2006, in Guida al dir., 2007, 14, 42, con nota di PADALINO), e dalla Corte d’appello di Bologna (con ordinanza del 22 febbraio 2007, in www.giuraemilia.it).

 

 

VEDI TESTO INTEGRALE DELL'ORDINANZA