home  | mail                                                                                                                        Anno III, Settembre 2007

 

LA CORTE DI APPELLO

     Nella causa in grado di appello promossa da A. G. (avv. Morena Grandi), contro C.C. (avv. Franco Marchi) con l'intervento del P.G.,ha pronunziato la seguente ordinanza.

    A.G. ha proposto appello avverso la sentenza, depositata il 9 marzo 2006, con la quale il Tribunale di Bologna, dichiarata la cessazione degli effetti civili del matrimonio tra lo stesso e C. C., affidò il figlio minore alla madre, regolando i rapporti col padre e pose a carico di quest'ultimo un contributo per il mantenimento del figlio. Il tribunale assegnò alla madre affidataria la casa coniugale.

    L'appellata ha resistito.

    Il pubblico ministero é intervenuto, concludendo per la conferma del provvedimento impugnato.

    Questa Corte, rilevato che il figlio della coppia era ormai tredicenne, ne ha disposto l'audizione (art. 155-sexies cod. civ.; art. 3 della Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei minori, adottata a Strasburgo il 25 gennaio 1996 e ratificata con legge 20 marzo 2003 n. 77; art. 12 della Convenzione di New York del 20 novembre 1989, ratificata con legge 27 maggio 1991 n. 176; cfr. sentenza 30 gennaio 2002, n. 1 della Corte costituzionale); all'odierna udienza camerale la causa e' stata quindi trattenuta in decisione.

    L'appellante insiste, in via principale, per l'affidamento condiviso del minore e, deducendo la convivenza more uxorio intrapresa dalla C., chiede la revoca dell'assegnazione della casa familiare alla stessa ai sensi dell'art. 155-quater cod. civ., come modificato dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54.

    L'appellata eccepisce trattarsi di norma dettata soltanto per le procedure di separazione e non anche per quelle di cessazione degli effetti civili del matrimonio; ma l'art. 4, comma secondo, della stessa legge 8 febbraio 2006, n. 54, stabilisce che le disposizioni si applichino anche al caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.

    La  norma in questione é applicabile anche ai procedimenti che, come quello in esame, erano già pendenti alla data di entrata in vigore della normativa, in forza dell'art. 4, comma primo, della stessa legge 8 febbraio 2006, n. 54.

    Sussistono, in fatto, gli estremi per l'applicazione della norma invocata. Nel corso del giudizio di primo grado, infatti, e' emerso che l'appellata ha intrapreso una convivenza, avente carattere di stabilità. Il compagno della stessa, sentito come teste, si e' dichiarato convivente di lei ed ha deposto sulle condizioni di vita del nucleo, così dimostrandosi pienamente inserito nella organizzazione familiare. Si tratta, dunque, di convivenza more uxorio.

    L'art. 155-quater cod. civ., come modificato dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54 prevede la revoca dell'assegnazione in caso di convivenza more uxorio o di nuovo matrimonio con carattere di automatismo e, pertanto, preclude qualunque valutazione dell'interesse del minore.

    Ma, in tal modo, la norma sembra porsi in contrasto con i principi costituzionali in materia, in quanto prevede la revoca dell'assegnazione come automatica conseguenza della convivenza more uxorio o del nuovo matrimonio, e non consente una valutazione dell'interesse del minore coinvolto nella controversia tra i genitori.

    La giurisprudenza costituzionale, invece, ha costantemente sottolineato come la predisposizione e conservazione dell'ambiente domestico, realizzabile mediante l'assegnazione della casa, sia funzionale allo sviluppo armonico della personalità dei figli (sentenze n. 454/1989, n. 166/1998, n. 125/1999, n. 394/2005).

    Ne consegue che la norma non appare coerente col rilievo sistematico centrale che, nell'ordinamento dei rapporti di filiazione, fondato sull'art. 30 Costituzione, assume l'esigenza di protezione dell'interesse dei minori.

    Va pertanto disposta, previa sospensione del presente giudizio, la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale, unitamente alla prova delle notificazioni e delle comunicazioni prescritte dall'art. 23 della legge 11 marzo 1953 n. 87, ai sensi dell'art. 1 del decreto Presidente della Corte costituzionale del 21 luglio 2004.

P. Q. M.

    Solleva, d'ufficio, l'eccezione di illegittimità costituzionale dell'art. 155-quater cod. civ., come modificato dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54, in relazione all'art. 30 della Costituzione;

    Dispone la trasmissione alla Corte costituzionale degli atti, nonché della prova delle notificazioni e delle comunicazioni prescritte dall'art. 23 della legge 11 marzo 1953 n. 87;

    Sospende il giudizio;

    Ordina che la presente ordinanza sia notificata, a cura della cancelleria, alla parti, al procuratore generale, al Presidente del Consiglio, e comunicata ai Presidenti delle Camere.

    Così deciso in Bologna, il 16 febbraio 2007.

                     Il Presidente: De Robertis

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