home  | mail                                                                                                                        Anno III, Settembre 2007

 

I

CORTE D’APPELLO DI BOLOGNA; ordinanza 22 febbraio 2007; Pres. DE ROBERTIS; Est. DE MEO. Ordinanza pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 34 del 5 settembre 2007.

Cessazione degli effetti civili del matrimonio – Giudizio di appello – Assegnazione della casa familiare – Istanza di revoca – Previsione legislativa della cessazione del diritto al godimento della casa familiare nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio – Omessa previsione della facoltà in capo al giudice di valutare l’interesse del minore ai fini della decisione sull’assegnazione della casa familiare – Denunciata violazione dei principi costituzionali in materia di tutela dei figli (Cost., art. 30; cod. civ., art. 155-quater).

 

«È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 155-quater c.c., in relazione all’art. 30 della Cost., nella parte in cui prevede la revoca dell’assegnazione della casa come automatica conseguenza della convivenza more uxorio o del nuovo matrimonio del genitore assegnatario, precludendo qualunque valutazione dell’interesse del minore coinvolto nella controversia tra i genitori» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

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II

TRIBUNALE DI FIRENZE; ordinanza 11 gennaio 2007; Pres. GATTA; Est. MARIANI. Ordinanza pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 34 del 5 settembre 2007.

 

Matrimonio - Scioglimento - Divorzio – Modifica delle condizioni – Assegnazione della casa familiare – Istanza di revoca – Previsione legislativa della cessazione del diritto al godimento della casa familiare nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio – Omessa previsione della facoltà in capo al giudice di valutare, in caso di divorzio, l’interesse della prole al mantenimento dell’originario habitat domestico ove il coniuge affidatario o domiciliatario di figli minorenni o maggiorenni non indipendenti economicamente contragga nuovo matrimonio – Denunciata violazione del principio di uguaglianza – Irragionevole disparità di trattamento dei figli di genitori separati o divorziati nel godimento della casa familiare – Asserita lesione della libertà del soggetto assegnatario della casa familiare di contrarre nuovamente matrimonio (Cost., artt. 3 e 29; cod. civ., art. 155-quater).

 

«È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 155-quater c.c., per contrasto con gli artt. 3 e 29 della Costituzione, nella parte in cui impone al giudice la revoca dell’assegnazione della casa familiare al genitore affidatario o domiciliatario di prole minorenne o maggiorenne, ma non economicamente indipendente, quale automatica conseguenza alla oggettività di una convivenza more uxorio o della celebrazione di un nuovo matrimonio» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

 

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(1-2) Oltre alle pronunce in rassegna, giova evidenziare che, anche, Trib. Busto Arsizio 25 ottobre 2006 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 15 dell’11 aprile 2007) ha dubitato della legittimità costituzionale dell'art. 155-quater, comma 1, c.c., nella parte in cui prevede che: «il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario ... conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio».

In quell'occasione, l'Autorità remittente ha evidenziato che l'art. 155-quater c.c. non prevede alcun potere di valutazione discrezionale in capo al Giudice della famiglia, e, quindi, ha rilevato: «l'irrazionalità e la contraddittorietà insite nella scelta legislativa di sacrificare in modo pressoché automatico e perentorio l'interesse stesso che la norma si ripromette di tutelare in via primaria nell'ipotesi di celebrazione di nuove nozze o di inizio di una convivenza more uxorio da parte del genitore assegnatario» (così testualmente nell'ordinanza).

 Con riferimento alle pronunce in esame, deve osservarsi che Trib. Firenze 11 gennaio 2007, in Guida al dir., 2007, 14, 42, con nota di PADALINO (riportata anche in Foro it., 2007, I, 2049, con nota di CASABURI, nonché in Fam. e dir., 2007, 8/9, 832, con nota di PALADINI), premesso che non è possibile un’interpretazione adeguatrice del disposto dell’art. 155-quater c.c. («non residua per il giudice spazio interpretativo per adeguare la norma alla situazione di fatto oggetto del giudizio, come viceversa possibile per altre situazioni sempre regolate dalla nuova legge … cosicché davanti ad un nuovo matrimonio in presenza di figli minorenni o maggiorenni ma non economicamente indipendenti nati dal precedente matrimonio, deve necessariamente procedersi alla revoca della assegnazione della casa familiare»); che l’interesse perseguito dalla richiamata disposizione normativa è quello del figlio al mantenimento dell’originario habitat domestico; che è irragionevole privilegiare il diritto di proprietà del genitore non domiciliatario di prole solo nel caso di convivenza more uxorio o di nuovo matrimonio del genitore assegnatario; ha sollevato la questione di costituzionalità dell’art. 155-quater c.c., perché creerebbe una assoluta disparità di trattamento irragionevole nei confronti dei figli di genitori separati o divorziati con riferimento al godimento della casa familiare.

Sennonché, del tutto contraddittoriamente rispetto alle opzioni interpretative fatte proprie nella citata pronuncia, lo stesso Trib. Firenze, con successivo provvedimento del 16 maggio 2007, pubblicato in Fam. e dir., 2007, 8/9, 834, ha sostenuto la possibilità per il giudice di operare una interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 155-quater c.c.: «alla luce degli artt. 3  e 30 della costituzione, in ragione dei quali è evidente che laddove alla instaurazione di una convivenza nella casa coniugale da parte dell'assegnatario si facesse conseguire la revoca tout court dell'assegnazione, si vanificherebbe, quale sorte di sanzione per la madre, il diritto proprio della minore a mantenere la preesistente organizzazione che trova nella casa familiare il suo momento di aggregazione ed unificazione, con una ingiustificata disparità di trattamento, e deteriore tutela, rispetto ai minori i cui genitori non intraprendono alcuna convivenza».

Ne discende - secondo il tribunale di Firenze - che «ove nella casa coniugale venga instaurata una convivenza, si debba unicamente procedere ad una nuova e compiuta valutazione sul permanere o sull'esistenza dei presupposti per l'assegnazione».

Nel senso della possibilità di un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 155-quater c.c., si veda, anche, Trib. Napoli 12 ottobre 2006, pubblicata in questa Rivista, ed ivi gli ulteriori riferimenti giurisprudenziali.

 

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