home  | mail                                                                                                                        Anno IX, Gennaio 2014

 

CORTE DI APPELLO DI CATANIA; Sezione della Famiglia, delle Persone e dei Minori; decreto 14 novembre 2012; Pres. ZAPPIA; Est. RUSSO.

 

Affidamento di figli nati fuori del matrimonio – Procedimento – Provvedimenti provvisori – Reclamabilità – Ammissibilità – Ragioni – Tendenziale stabilità del provvedimento provvisorio ed idoneità ad incidere sulla relazione parentale in maniera significativamente stabilizzata nel tempo (Cod. civ., art. 317-bis; cod. proc. civ., art. 739).

 

«Nell'ambito delle procedure per l'affidamento dei figli nati fuori del matrimonio, i provvedimenti provvisori adottati dal giudice di primo grado sono autonomamente reclamabili ex art. 739 cod. proc. civ., considerato che tali provvedimenti, per quanto modificabili ed aventi efficacia limitata nel tempo, sono idonei, tuttavia, ad incidere, in maniera significativa, sulla relazione parentale, stabilizzando un assetto di rapporti che può essere difficile modificare nel prosieguo. Infatti, non sarà mai ripetibile quella parte di relazione familiare che si è perduta o che si è danneggiata se, per un certo periodo di tempo, viene limitata, senza giusto motivo, la relazione tra il figlio ed uno dei genitori, ovvero negata al minore la possibilità di frequentare i parenti e gli ascendenti» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

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(1) La pronuncia in rassegna, sebbene nell'ambito di un procedimento ex art. 317-bis cod. civ. promosso prima dell'entrata in vigore della legge n. 219/2012, afferma il principio di diritto dell'autonoma reclamabilità ex art. 739 cod. proc. civ. dei provvedimenti provvisori di affidamento dei figli; principio che ben potrebbe essere applicato anche alle procedure di regolamentazione della potestà genitoriale promosse, successivamente al 1 gennaio 2013, dinanzi al Tribunale ordinario.

Nella specie, la Corte territoriale, in applicazione del riferito principio di diritto, ha accolto il reclamo proposto dal genitore non collocatario di una minore avverso il decreto provvisorio pronunciato dal Tribunale per i minorenni con cui si era disposto, nonostante l'affidamento condiviso, che tale genitore potesse tenere con sé la figlia due giorni a settimana, per tre ore, senza alcun pernottamento.

La Corte di Appello di Catania, pur affermando che nel processo camerale minorile non è esplicitamente prevista una forma di reclamo analoga a quella prevista dall'art. 708, comma 4, cod. proc. civ., ha rilevato come non possano rendersi letture interpretative discriminatorie, o contrarie al giusto processo, stante l'assimilazione del procedimento di affidamento dei figli nati fuori del matrimonio al giudizio di separazione e divorzio con figli minori (si veda, al riguardo, Cass. 21 marzo 2011, n. 6319, in Famiglia e dir., 2011, 987, con nota di Astiggiano, secondo cui le innovazioni introdotte dalla legge n. 54/2006 «forniscono una definitiva autonomia al procedimento di cui all'art. 317-bis c.c., allontanandolo dall'alveo della procedura ex art. 330, 333 e 336 c.c. e avvicinandolo, e per certi versi assimilandolo, a quello di separazione e divorzio, con figli minori»).

Ne consegue, secondo la pronuncia in rassegna, che non può negarsi, nelle procedure per l'affidamento dei figli nati fuori del matrimonio, quella stessa garanzia di rivedibilità dei provvedimenti provvisori, da parte di un giudice diverso da quello che li ha emessi, che attiene alla procedura di affidamento dei figli legittimi, considerato che l'assetto di vita dato al minore, anche in via provvisoria, è idoneo a creare nel tempo delle abitudini e, quindi, delle consuetudini di vita che costituiscono un valore da tutelare; pertanto, trattasi di provvedimenti idonei ad incidere sui diritti soggettivi con quella definitività che è propria della materia, e cioè in maniera significativamente stabilizzata nel tempo, pur se rivedibile al sopravvenire di fatti nuovi» [si veda, in tema di affidamento condiviso e consuetudini di vita del minore, Cass. 4 giugno 2010, n. 13619, inedita, secondo cui, nella scelta del genitore collocatario (ossia, del genitore che risulti maggiormente idoneo ad assicurare il miglior sviluppo della personalità del figlio minore), occorre avere riguardo «alle condizioni di fatto in cui si dovrà esplicare il rapporto, tra le quali sono di certo annoverabili, perché meritevoli di tutela, anche le consuetudini di vita già acquisite dalla minore stessa»].

Nel merito, la Corte territoriale ha affermato che, pur tenendo presenti le esigenze di stabilità della figlia, doveva riconoscersi al genitore non collocatario la possibilità di condividere con la minore tutti i momenti della quotidianità (come, ad esempio, il pernottamento), e, in una ragionevole alternanza con la madre, le festività principali: «procedendo, con gradualità, in modo che progressivamente aumenti quella confidenza che, secondo la madre, allo stato manca, ma che, certamente, non può nascere limitando il tempo della relazione» (Nella specie, la Corte territoriale, in aggiunta alla regolametazione disposta dal Tribunale per i minorenni, ha previsto che il padre potesse tenere con sè la figlia, per i primi tre mesi, un fine settimana ogni tre settimane dalle ore 16 del sabato alle ore 18 della domenica, e, successivamente, un fine settimana a settimane alterne, con il medesimo orario).

 

VEDI TESTO INTEGRALE DEL DECRETO

 

 

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