home  | mail                                                                                                                        Anno V, Novembre 2009

 

CORTE DI CASSAZIONE; Sezione Prima Civile; sentenza 16 ottobre 2009, n. 22081; Pres. ed Est. LUCCIOLI.

 

Separazione personale – Procedimento – Legge sull’affidamento condiviso – Nonni – Legittimazione processuale – Esclusione. (Cod. civ., artt. 155, 155-ter, 336 e 709-ter; cod. proc. civ., art. 105; legge 8 febbraio 2006, n. 54, art. 1)

Separazione personale – Ruolo degli ascendenti e degli altri parenti – Rilevanza – Provvedimenti del giudice – Incidenza – Ulteriore elemento di indagine e di valutazione. (Cod. civ., art. 155)

 

«Nel giudizio di separazione, la titolarità da parte del figlio minore alla conservazione di relazioni affettive con i nuclei di provenienza genitoriale, sancita dalla legge 8 febbraio 2006 n. 54, non è sufficiente, in mancanza di una previsione normativa espressa, a ritenere che altri soggetti diversi dai coniugi siano legittimati ad essere parti. Ne consegue che non sussistono le condizioni richieste dalla legge per l’intervento ad adiuvandum dei nonni del minore, non essendo configurabile un interesso proprio all’attuazione di un diritto del minore, che non è parte del giudizio di separazione» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

«In tema di separazione, l’affermazione del diritto del minore a conservare rapporti significativi con i nonni e gli altri congiunti, contenuta nell’art. 155, comma 1, cod. civ., affida al giudice un elemento ulteriore di indagine e di valutazione nella scelta e nella articolazione dei provvedimenti da adottare, nella prospettiva di una rafforzata tutela del diritto del figlio minore ad una crescita sana ed equilibrata» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

 

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(1-2) La pronuncia in rassegna affronta il problema dell’ammissibilità dell’intervento dei nonni nel giudizio di separazione personale dei coniugi a seguito delle modifiche introdotte dalla legge sull’affidamento condiviso, nella parte in cui dispone che il figlio minore ha diritto «di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale» (art. 155, comma 1, cod. civ.), giungendo alla conclusione che il figlio minore non è parte del giudizio di separazione, e, quindi, non è configurabile un interesse dei nonni all'attuazione di un diritto del minore, tramite un intervento ad adiuvandum.

I giudici di legittimità hanno rilevato che la disciplina introdotta dalla legge sull'affidamento condiviso non vale ad incidere sulla natura e sull'oggetto dei giudizi di separazione e di divorzio, nonché sui diritti delle parti in essi coinvolti.

Inoltre, la Suprema Corte ha evidenziato, tra le motivazioni idonee ad escludere, nei giudizi di separazione, l'attribuzione della qualità di parte a soggetti diversi dai coniugi il fatto che: «l'art. 709-ter c.p.c. fa riferimento, nel disciplinare la soluzione delle controversie in sede di separazione o di divorzio in ordine all'esercizio della potestà genitoriale o delle modalità dell'affidamento, alle controversie insorte tra i genitori, i quali pertanto restano gli unici soggetti cui è affidata la legittimazione sostitutiva all'esercizio dei diritti dei minori».

In tal senso, cfr. C. PADALINO, L'affidamento condiviso dei figli, Torino, 2006, 35, là dove si è affermato che il riferimento alle controversie insorte tra i soli genitori, e non anche di quelle insorte tra i genitori (od uno di essi) e gli altri parenti di ciascun ramo genitoriale, «lascia chiaramente intendere che la legittimazione ad agire spetta unicamente ai genitori del figlio minore».

Nella giurisprudenza di merito, si veda App. Catania 23 luglio 2008, n. 947, in questa Rivista, secondo cui: «In tema di giudizio di separazione personale, la qualità di parte spetta esclusivamente ai coniugi e non può in alcun modo essere riconosciuta, neanche se esperita a mezzo di intervento volontario, ai parenti di questi, neppure al limitato fine di meglio tutelare gli interessi dei figli minori. Ne discende che solo uno dei due coniugi, in sede di giudizio di separazione, potrà avanzare apposita richiesta volta a tutelare l'interesse giuridicamente protetti dei nonni ai rapporto con i nipoti».

In senso conforme Trib. Reggio Emilia 17 maggio 2007, in Famiglia, Persone e Successioni, 2008, 227, con nota di Tedioli, secondo cui: «il giudice può tener conto, nella regolamentazione dei rapporti personali tra genitori e figli, delle figure parentali diverse (ascendenti e, più in generale, parenti), ma ciò sempre nell'esclusivo interesse del minore e sempre che i coniugi ne facciano domanda».

Ora, se è vero che il figlio minore non può considerarsi parte processuale del procedimento di separazione e divorzio dei genitori, nonché in quello di revisione delle relative condizioni, è parimenti vero che è portatore di interessi contrapposti, o diversi, da quelli dei genitori, e, per tale profilo, può essere qualificato parte in senso sostanziale (cfr. Cass., sez. un., 21 ottobre 2009, n. 22238, in questa Rivista).

 

 

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