home  | mail                                                                                                                        Anno VII, Aprile 2012

 

CORTE DI CASSAZIONE; sezione prima civile; sentenza 11 novembre 2011, n. 23631; Pres. LUCCIOLI; Est. BISOGNI. Cassa App. Cagliari - Sez. dist. di Sassari 20 dicembre 2006.

 

Cessazione degli effetti civili del matrimonio - Assegnazione parziale della casa familiare - Praticabilità - Presupposti - Autonomia e distinzione di una porzione dell'immobile - Notevoli dimensioni della casa - Agevole divisibilità - Necessità (Cod. civ., artt. 155 e 155-quater).

 

«In tema di divorzio, l'assegnazione parziale della casa coniugale può disporsi a condizione che l'unità immobiliare in contestazione sia del tutto autonoma e distinta da quella destinata ad abitazione della famiglia, ovvero quando questa ecceda, per estensione, le esigenze della famiglia e sia agevolmente divisibile» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

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(1) Nella specie, la Suprema Corte, in applicazione del riferito principio di diritto, ha cassato la sentenza della Corte di appello che aveva revocato l'assegnazione della intera casa coniugale disposta in favore dell'ex moglie in primo grado ed aveva accertato il diritto dell'ex marito a continuare ad abitare l'appartamento sottostante a quello abitato dalla prima, stante la mancanza di prova, per un verso, dell'autonomia e distinzione della porzione immobiliare, sita al piano sottostante, dalla restante parte dell'abitazione coniugale (che, se provata, avrebbe portato ad escludere tale porzione dalla disciplina dell'assegnazione), e, per altro verso, della eccedenza di tale porzione rispetto alle esigenze del nucleo familiare residuo e sulla sua agevole divisibilità.

Secondo un'altra pronuncia della Corte di cassazione, l'assegnazione della casa familiare, pur in presenza dei presupposti di legge, non costituisce una regola assoluta ma una regola direttiva, con la conseguenza che il Giudice: «ha certamente il potere di limitare l'assegnazione a quella parte della casa familiare realmente occorrente ai bisogni delle persone conviventi della famiglia, tenendo conto, nello stabilire le concrete modalità dell'assegnazione, delle esigenze di vita dell'altro coniuge e delle possibilità di godimento separato e autonomo dell'immobile, anche attraverso modesti accorgimenti o piccoli lavori» (Cass. 17 dicembre 2009, n. 26586, in Foro it., 2010, I, 1821, con nota di De Marzo. Nella specie, il giudice del merito aveva ritenuto praticabile l'assegnazione soltanto parziale del locale scantinato sottostante l'abitazione familiare, avente, nel complesso, una superficie di 400 mq. e destinato a magazzino dell'impresa edile del marito non assegnatario, previo frazionamento dell'ambiente in due porzioni separate).

Ciò posto, giova osservare che il Giudice della separazione o del divorzio, a fronte della richiesta di uno dei coniugi di avere assegnata l'intera casa familiare, potrebbe assumere due distinti provvedimenti:

1) rigettare la domanda di assegnazione, sul rilievo che quel determinato immobile non ha mai costituito la «casa familiare», intesa come il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza (si pensi, ad es., alla seconda casa occasionalmente utilizzata dalla famiglia, durante il matrimonio, nel solo periodo estivo), ovvero potrebbe escludere dall'assegnazione delle porzioni di immobile, laddove si dimostri la loro autonomia e distinzione dalla abitazione del nucleo familiare, e, quindi, la loro estraneità rispetto all'habitat domestico dei figli (ad es., il piano cantinato adibito a sede dell'attività lavorativa del coniuge non assegnatario);

2) limitare l'assegnazione ad una parte soltanto dell'abitazione (nonostante quest'ultima costituisca, nella sua interezza, la casa familiare), qualora questa ecceda, per estensione, le esigenze del nucleo familiare residuo (composto da coniuge assegnatario ed uno o più figli) e sia agevolmente divisibile (si pensi, ad es., ad una villa a più livelli di notevoli dimensioni, divisibile, con modesti lavori, in due porzioni; cfr., in tal senso, Trib. Napoli 21 novembre 2006, in Foro it., 2007, I, 237).

Tale distinzione è di fondamentale importanza, considerato che, mentre nel caso sub 1), non avrà alcuna rilevanza la forzata e protratta vicinanza dei due coniugi (in quanto il Giudice sarà tenuto ad escludere dall'assegnazione una porzione di immobile che non costituisce casa familiare), nella diversa ipotesi sub n. 2), il Giudice dovrà valutare, in un'ottica di bilanciamento di interessi contrapposti, le esigenze del coniuge non assegnatario a continuare a vivere in una porzione della casa familiare, sebbene divisa dalla restante parte, e l'interesse dei figli a non essere coinvolti nella conflittualità dei coniugi, che potrebbe essere fomentata dalla loro continuata e forzata convivenza in immobili limitrofi (Cass. 20 settembre 2011, n. 19578, inedita).

Sotto quest'ultimo profilo, la Suprema Corte, in altra occasione, ha confermato la sentenza di merito che aveva negato la suddivisione della casa familiare in due unità abitative, valorizzando la pessima influenza della vicinanza del padre (genitore non affidatario), desumibile dal provvedimento di decadenza dalla potestà, tale da costituire una sicura e continua minaccia alla serenità e salubrità dell'ambiente di vita del figlio (Cass. 30 dicembre 2011, n. 30199, inedita).

 

 

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