home  | mail                                                                                                                        Anno VI, Dicembre 2010

 

CORTE DI CASSAZIONE; sezione VI civile; ordinanza 2 dicembre 2010, n. 24526; Pres. VITTORIA; Est. SCHIRO’; P.M. PRATIS (nulla osserva). Cassa App. Brescia 15 ottobre 2009.

 

Filiazione naturale – Affidamento dei figli – Affidamento condiviso – Oggettiva distanza dei luoghi di residenza dei genitori – Ragione ostativa – Esclusione – Conseguenze – Modalità dell’affidamento condiviso – Incidenza (Cod. civ., artt. 155, 155-bis e 155-quater).

Filiazione naturale – Affidamento dei figli – Affidamento condiviso – Oggettiva distanza dei luoghi di residenza dei genitori – Ragione ostativa – Rilevanza – Limiti (Cod. civ., artt. 155, 155-bis e 155-quater).

 

«In tema di affidamento dei figli, l’oggettiva distanza esistente tra i luoghi di residenza dei genitori non preclude la possibilità di un affidamento condiviso, potendo detta distanza incidere soltanto sulla disciplina dei tempi e delle modalità della presenza del minore presso ciascun genitore, ai sensi degli artt. 155, comma 2, e 155-quater, comma 2, cod. civ.» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

«In tema di affidamento dei figli, l’oggettiva distanza tra i luoghi di residenza dei genitori può, in linea di principio, precludere la possibilità di un affidamento condiviso del minore solo quando si traduca in un comportamento, da parte di uno dei genitori, che escluda il genitore medesimo dal pari esercizio della potestà genitoriale, così da rendere non rispondente all’interesse del figlio l’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

 

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(1-2) La Suprema Corte, nel suo percorso interpretativo della legge n. 54/2006, ha fatto cadere un ulteriore luogo comune che aleggiava intorno all’istituto dell’affidamento condiviso, affermando che l’obiettiva distanza tra le residenze dei genitori non costituisce ragione ostativa all’applicazione dell’affidamento ad entrambi i genitori, trattandosi di una circostanza che, di per sé, non denota alcuna inidoneità educativa o manifesta carenza dei genitori.

Anzi, nell’ottica di valorizzare il principio di responsabilità genitoriale (e, quindi, il ruolo di entrambi i genitori nella cura e nell’accudimento dei figli), la Corte di cassazione ha precisato che la distanza tra i luoghi di residenza dei genitori può, in linea di principio, precludere la possibilità di un affidamento condiviso del minore: «solo quando si traduca in un comportamento, da parte di uno dei genitori, che escluda il genitore medesimo dal pari esercizio della potestà genitoriale, così da rendere non rispondente all’interesse del figlio l’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento».

Ciò significa che il trasferimento del luogo di residenza del figlio minore, attuato unilateralmente da uno dei genitori, potrà precludere l’affidamento condiviso proprio in favore di quest’ultimo, trattandosi di un comportamento che denota la sua manifesta carenza ed inidoneità educativa, in quanto priva il minore dell’altra figura genitoriale (in tal senso, si veda Trib. Pisa 19 dicembre 2007, in questa Rivista).

Il principio di diritto enunciato nella pronuncia in rassegna ha confermato una tesi interpretativa che, all’indomani della sentenza della Corte di cassazione n. 16593/2008, aveva ritenuto non condivisibile l’inclusione dell’obiettiva lontananza delle residenze dei genitori all’interno delle ragioni ostative all’applicazione dell’affidamento condiviso, sul rilievo che: «così ragionando, la Suprema corte ha equiparato situazioni imputabili soggettivamente ad uno dei genitori (quale la sua anomala condotta di vita – ad esempio, l’essere dedito ad attività illecite –, ovvero l’insanabile contrasto con i figli), con una circostanza fattuale che non può, di per sé, ritenersi manifestazione di una carenza o idoneità educativa del genitore allontanatosi dal luogo di abituale residenza dei figli (o, comunque, pregiudizievole, nei loro confronti); in altri termini, può essere considerato un buon genitore anche colui che, per motivi di lavoro, sia stato costretto a trasferire il proprio domicilio a centinaia di chilometri di distanza dal luogo di abituale dimora dei figli. Diversamente opinando, si introdurrebbe una presunzione oggettiva di inidoneità educativa in danno del genitore allontanatosi dal luogo di residenza della famiglia che risulterebbe del tutto irragionevole, per un verso, perché del tutto priva di alcun collegamento con eventuali inadempienze o violazioni commesse da quest’ultimo genitore, e, per altro verso, perché non terrebbe in alcuna considerazione l’interesse costituzionalmente tutelato del genitore di spostare la propria residenza per motivi inerenti all’esplicazione della propria personalità (come nel caso in cui la scelta di allontanarsi sia dettata da esigenze lavorative). D’altra parte, esaminando le modifiche introdotte dalla legge n. 54/2006, può desumersi che la lontananza dei genitori non costituisce motivo ostativo alla condivisione delle responsabilità genitoriali, ove si consideri che l’articolo 155-quater, comma 2, del Cc, prevede, in ipotesi di cambio di residenza o di domicilio da parte di dei genitori (e tale da influire sulle concrete modalità dell’affidamento), che, su richiesta dell’altro genitore, il giudice possa ridefinire le modalità dell’affidamento (ossia, i tempi e le modalità della presenza dei figli presso il genitore allontanatosi, dal momento che non risulterà più attuabile la precedente regolamentazione dettata dal giudice), nonché i provvedimenti di natura economica (ad esempio, sostituendo la vigente forma di mantenimento diretto, non più attuabile, con la corresponsione mensile di un assegno di mantenimento). È significativo che il legislatore del 2006 non abbia fatto riferimento, nell’ambito dell’articolo 155-quater, comma 2, del Cc, alla possibilità, per il giudice, di disporre l’affidamento esclusivo dei figli in caso di mutamento di residenza o domicilio di uno dei genitori, né che abbia ritenuto tale circostanza contraria all’interesse del minore» (C. Padalino, La monogenitorialità viene riconosciuta come ipotesi residuale, nota a Cass. 18 giugno 2008, n. 16593, in Famiglia e min., 2008, 8, 44). [C. PADALINO].

 

 

VEDI TESTO INTEGRALE DELLA ORDINANZA