home  | mail                                                                                                                        Anno VII, Giugno 2012

 

CORTE DI CASSAZIONE; sezione prima civile; sentenza 17 maggio 2012, n. 7773; Pres. CARNEVALE; Est. CAMPANILE. Cassa Corte di Appello Milano 6 aprile 2011.

 

Filiazione naturale - Affidamento condiviso dei figli - Collocamento prevalente presso uno dei genitori - Forzate sperimentazioni - Esclusione - Audizione del figlio - Rilevanza - Valutazioni difformi - Motivazione adeguata (Cod. civ., artt. 155 e 317-bis).

 

«I provvedimenti in materia di affidamento dei figli non possono consistere in forzate sperimentazioni, nel corso delle quali le reali ed attuali esigenze della prole vengono sacrificate al tentativo di conformare i comportamenti dei genitori a modelli tendenzialmente più maturi e responsabili, ma contraddetti dalla situazione reale già sperimentata. A tal fine, l'audizione del minore, da parte del Giudice, non solo consente di realizzare la presenza nel giudizio del figlio, in quanto parte sostanziale del procedimento, ma impone, certamente, che  il Giudice tenga conto degli esiti di tale ascolto, salvo valutazioni difformi adeguatamente motivate in rapporto al grado di discernimento attribuito al minore» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

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(1) Nella specie, la Suprema Corte, in applicazione del riferito principio di diritto, cassava il decreto della Corte di Appello di Milano - Sezione per i minorenni, che aveva collocato, in via prevalente, la figlia quasi diciassettenne presso la madre ed aveva ripartito, salomonicamente, i periodi di permanenza della giovane presso entrambi i genitori, sul rilievo che la madre, trascorrendo più tempo con la figlia in attività condivise, potesse soddisfare maggiormente il bisogno della ragazza di fruire di una figura materna più libera e più calda.

I giudici di legittimità evidenziavano che non appariva sorretto da adeguato supporto argomentativo l'opzione del collocamento, in via principale, della figlia sedicenne presso la madre, fondata, piuttosto che su un giudizio concreto circa le capacità genitoriali della medesima, sul mero auspicio che la genitrice potesse migliorare il rapporto con la ragazza.l

Tuttavia, tali argomentazioni, secondo la Corte di Cassazione, presupponevano le gravi carenze manifestate dalla madre (che si disinteressava della figlia e, spesso, la lasciava presso i nonni materni) e non poteva ammettersi che, per il futuro, una mera raccomandazione potesse tener luogo della doverosa constatazione del comportamento tenuto dalla genitrice per un periodo significativo e di aspetti della personalità difficilmente modificabili (così come confermato dal fatto che la madre non avrebbe ottemperato all'invito del Tribunale per i minorenni di seguire un percorso di sostegno della genitorialità).

 

 

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