home  | mail                                                                                                                        Anno V, Febbraio 2010

 

CORTE DI CASSAZIONE; Sezione Prima Civile; sentenza 17 dicembre 2009, n. 26587; Pres. PROTO; Est. SCHIRO’. Conferma App. Catanzaro 5 marzo 2008 n. 7.

 

Cessazione degli effetti civili del matrimonio - Affidamento dei figli ad entrambi i genitori (c.d. condiviso) - Ragioni ostative - Violazione del dovere di mantenimento – Diritto di visita – Discontinuità – Rilevanza (Cod. civ., artt. 155 e 155-bis; legge 8 febbraio 2006, n. 54, art. 4, comma 2).

 

«Integrano comportamenti altamente sintomatici della inidoneità di uno dei genitori ad affrontare le maggiori responsabilità conseguenti ad un affidamento condiviso sia la violazione dell’obbligo di mantenimento dei figli che la discontinuità nell’esercizio del diritto di visita degli stessi. Ne discende che, in questi casi, si configura una situazione di contrarietà all'interesse del figlio minore, ostativa, per legge, ad un provvedimento di affidamento condiviso» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

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(1) In tema di affidamento condiviso dei figli, il legislatore non ha ritenuto opportuno tipizzare le ragioni ostative all'adozione del modello legale prioritario di affidamento, con la conseguenza che la loro individuazione è rimessa al prudente apprezzamento del Giudice, il quale dovrà motivare, in negativo, sull'inidoneità educativa del genitore escluso dal pari esercizio della potestà genitoriale (cfr., in tal senso, Cass. 18 giugno 2008, n. 16593, in questa Rivista).

Con la pronuncia in rassegna, la Suprema Corte ha individuato, in via interpretativa, due circostanze ostative all'applicazione dell'affidamento ad entrambi i genitori, consistenti nella:

a) violazione del dovere di mantenimento dei figli;

b) discontinuità nell'esercizio del diritto di frequentazione degli stessi.

In casi del genere, il comportamento del genitore che non provveda al mantenimento del figlio e non lo frequenti in modo continuo - in mancanza di prove in ordine agli ostacoli asseritamene frapposti dall’altro genitore - è altamente sintomatico della sua inidoneità ad affrontare le maggiori responsabilità che l’affidamento condiviso comporta anche a carico del genitore non stabilmente convivente con i figli.

Nello stesso senso, nella giurisprudenza di merito, è stato affermato che l'atteggiamento di un genitore (nella specie: il padre), contraddistinto da una totale insofferenza rispetto ai limiti impostigli nella frequentazione del figlio in ragione delle esigenze morali e materiali di quest'ultimo, risulta gravemente pregiudizievole per il minore e impedisce l'adozione del modello prioritario di affidamento, atteso che il suddetto atteggiamento deve essere valutato in termini di oggettiva inidoneità del padre alla condivisione dell'esercizio della potestà genitoriale in senso compatibile con la tutela dell'interesse primario dei minore (App. Bologna 23 marzo 2009, n. 416, in www.giuraemilia.it).

 

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