home  | mail                                                                                                                        Anno IX, Febbraio 2015

 

CORTE DI CASSAZIONE; sezione prima civile; sentenza 5 marzo 2014, n. 5097; Pres. CARNEVALE; Est. BISOGNI. P.M. (ZENO). Conferma Trib. minori Bari 15 giugno 2012.

 

Responsabilità genitoriale – Procedimenti in limitazione della responsabilità genitoriale – Diritto del minore di conservare rapporti significativi con i parenti del genitore scomparso - Comportamento ostativo del genitore superstite - Condotta pregiudizievole - Ragioni – Minore quale parte processuale - Conseguenze - Diritto all'ascolto (Cod. civ., art. 330).

«Nel procedimento finalizzato all'accertamento del diritto del minore a conservare rapporti significativi con gli ascendenti ed i parenti del genitore scomparso, il comportamento ostativo del genitore superstite costituisce una condotta pregiudizievole secondo la previsione degli artt. 330 e segg. cod. civ., poiché comporta la rescissione, nella fase evolutiva della formazione della personalità del ragazzo, di una sfera affettiva e identitaria assolutamente significativa e lo espone a una vicenda esistenziale particolarmente dolorosa. In tale procedimento il minore assume la qualità di parte e, in quanto tale, come affermato anche dall'art. 315-bis cod. civ., introdotto dalla legge 10 dicembre 2012, n. 219, ha diritto di essere ascoltato, purché abbia compiuto gli anni dodici, ovvero, sebbene di età inferiore, sia comunque capace di discernimento, cosicché la sua audizione non può - anche nel caso in cui il giudice disponga, secondo il suo prudente apprezzamento, che l'audizione avvenga a mezzo di consulenza tecnica - in alcun modo rappresentare una restrizione della sua libertà personale, ma costituisce, al contrario, un'espansione del diritto alla partecipazione nel procedimento che lo riguarda, quale momento formale deputato a raccogliere le sue opinioni ed i suoi effettivi bisogni» (massima ufficiale) (1)

 

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(1) Con la pronuncia in rassegna, la S.C. ha chiarito che, allorquando i parenti di uno dei genitori (prematuramente scomparso) propongono ricorso al Tribunale per i minorenni ex artt. 333 e 336 cod. civ., lamentando la grave situazione di estromissione del legame affettivo e relazionale con il nipote provocata dal comportamento ostativo del genitore superstite, e chiedono il ripristino dei rapporti con il minore, l'oggetto del procedimento non è l'accertamento del diritto di visita dei parenti, ma è, piuttosto, l'accertamento del diritto del minore a conservare rapporti significativi con gli ascendenti ed i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Nel caso concreto era: «in gioco una parte importante dei rapporti affettivi ed educativi del minore in quanto la contrapposizione del padre ai congiunti del ramo materno comporta la rescissione, nella fase evolutiva della formazione della personalità del ragazzo, di una sfera affettiva e identitaria assolutamente significativa e che lo espone a una vicenda esistenziale particolarmente dolorosa se si tiene conto della scomparsa prematura della madre» (così al ff. 13 della sentenza).

Presupposti dell'azione ex art. 317-bis cod. civ. Tale disposizione normativa (nel nuovo testo introdotto dal decreto legislativo 28/12/2013 n. 54), dopo aver affermato il diritto, sebbene in senso atecnico (perché l’interesse del minore ha preminenza assoluta), dell’ascendente a mantenere rapporti significativi con i nipoti, autorizza un’iniziativa, sul piano giudiziario, dell’ascendente «al quale è impedito l’esercizio di tale diritto».

Ne consegue che i presupposti che legittimano l’ascendente a proporre un’azione giudiziaria dinanzi al Tribunale per i minorenni, sotto forma di ricorso ex art. 333 cod. civ. per la limitazione della responsabilità genitoriale, sono due:

1) l’esistenza di relazione affettiva significativa fra il minore e l’ascendente (da valutare alla luce dei criteri indicati, in chiave sistematica, dalla giurisprudenza di legittimità in tema di dichiarazione dello stato di adottabilità), il cui accertamento è preliminare ad ogni ulteriore attività del Giudice minorile ed il relativo onere della prova incombe sull’ascendente stesso.

Al riguardo, è stato evidenziato che: «la relazione personale meritevole di tutela non può non essere quella del minore, non potendosi ritenere sussistente un diritto degli ascendenti in assenza di un rapporto d'interesse bidirezionale. Ciò comporta che l'applicazione del diritto degli ascendenti "di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni" potrà essere riconosciuto guardando attentamente al "mantenere" (che è diverso da un diritto a "creare" rapporti prima mai esistiti o non significativi). Esso potrà esserci soltanto se la corrente affettiva, l'attenzione vera e la cura degli ascendenti sono estrinsecate in forma percepibile dal minore, potendosi altrimenti configurare soltanto una tensione unilaterale. monosoggettiva, ma non certo un rapporto, per l'appunto, significativo» (M.F. Pricoco, I diritti di relazione del figlio con i parenti e degli ascendenti con il nipote: una nuova prospettiva giuridica, in Minorigiustizia, 2014, 2, 74). 

Ne consegue che non potranno essere tutelare le situazioni fredde degli ascendenti nei confronti dei nipoti.

Una pronuncia di merito ha rigettato il ricorso proposto dal nonno, avendo escluso che vi fosse un relazione affettiva significativa con i nipoti da tutelare e che fosse ravvisabile un qualche tipo di apprezzabile interesse dei minori ad intrattenere rapporti obbligati con l’ascendente (vissuto dai nipoti come una persistente figura minacciosa per il loro nucleo familiare e nei confronti del quale nutrivano un sentimento di timore, che appariva giustificato dal perdurare di una situazione di profonda contrapposizione ed animosità dell'ascendente verso il figlio e la nuora, che si era manifestata in numerose iniziative giudiziarie intraprese dal primo nei confronti dei secondi, in scoppi d’ira e di intolleranza), affermando il seguente principio di diritto: «l’introduzione forzata della relazione con il nonno, nella persistenza della profonda contrapposizione che oppone quest’ultimo al nucleo familiare dei minori e, in definitiva, ai minori stessi, non corrisponde all’interesse dei bambini alla salvaguardia dell’integrità familiare, mancando in effetti, una relazione affettiva significativa da tutelare» (Trib. minori Palermo 15 novembre 2010, est. Puglisi, in www.minoriefamiglia.it).

2) l’esistenza di una situazione patologica nel rapporto tra i genitori del minore e l’ascendente, nel senso che devono essersi verificate condotte ostacolanti dei genitori nei confronti degli ascendenti talmente gravi da poter essere qualificate come pregiudizievoli ai sensi dell’art. 333 cod. civ., sì da legittimare un intervento del Tribunale per i minorenni.

Del resto, l’art. 317-bis cod. civ. ha tipizzato la condotta pregiudizievole del genitore che legittima l’azione giudiziaria dell'ascendente, consistente nell’impedire la conservazione di rapporti significativi con il nipote.

Ne consegue, da un lato, che la mera conflittualità o divergenza di vedute tra genitori e ascendenti sulla frequentazione del nipote o sull’educazione dello stesso (situazione fisiologica e di mero bilanciamento tra il ruolo primario dei genitori nella cura ed accudimento dei figli e quello secondario dei nonni) non potrà legittimare un’azione giudiziaria dell’ascendente dinanzi al Giudice minorile, e, dall’altro lato, che non dovrebbe avere alcuna rilevanza la circostanza che le periodiche visite del nipote presso i nonni potrebbero rilevarsi proficue per gli stessi (ad esempio, alleviando la condizione di sofferenza e di solitudine causata dalla prematura scomparsa della loro figlia), allorquando il nipote non abbia interesse a mantenere contatti con l’ascendente (che potrebbero indurre, ad esempio, conflitti di lealtà con i genitori, a causa della situazione di forte contrasto che oppone i nonni al genitore).

In tal senso: «è essenziale una accurata valutazione psicologica - anche avvalendosi di opportune consulenze - dell'interesse del minorenne a mantenere, incrementare o diminuire (in certi casi troncare) rapporti con ascendenti che a seconda dei casi possono essere facilitanti, stimolanti, supportivi, oppure ambivalenti e regressivi, o addirittura disturbanti per un sereno sviluppo» (S. Di Nuovo, Sui diritti dei nonni (e dei nipoti): un punto di vista psicologico, in Minorigiustizia, 2014, 2, 74).

Ragionevole accesso. La Commissione dei diritti dell’uomo, nella decisione del 9/3/1988 (caso Price v. the United Kingdom), ha affermato che la relazione tra nonni e nipoti differisce, sia per natura che per grado, rispetto a quella con i genitori, che è dotata di importanza primaria e si radica per effetto della nascita, mentre la relazione con i nonni dipende dall’effettivo instaurarsi di rapporti di prossimità e frequentazione; inoltre, il contatto tra nonni e nipoti è rimesso alla discrezione dei genitori, i quali, tuttavia dovranno garantire nell’interesse dei figli un «ragionevole accesso», sufficiente a preservare la normale relazione tra questi ultimi e gli ascendenti.

 

 

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