home  | mail                                                                                                                        Anno IX, Febbraio 2015

 

CORTE DI CASSAZIONE; sezione prima civile; sentenza 19 gennaio 2015, n. 752; Pres. FORTE; Est. GIANCOLA. P.M. (CAPASSO). Conferma App. Roma 10 settembre 2009.

 

Responsabilità genitoriale – Procedimenti in limitazione della responsabilità genitoriale – Audizione del minore infradodicenme – Presupposti – Capacità di discernimento – Riscontro – Prudente apprezzamento del giudice – Accertamento di natura tecnica specialistica – Necessità – Esclusione – Minore soggetto per età ad obblighi scolastici – Rilevanza (Cod. civ., art. 155-sexies).

«In tema di audizione del minore infradodicenne, il riscontro della sua capacità di discernimento in relazione alla sua età ed al suo grado di maturità, quale necessario presupposto, è devoluto al libero e prudente apprezzamento del giudice e non necessita di specifico accertamento positivo, d’indole tecnica specialistica, anticipato rispetto al tempo dell’audizione. Ne consegue che tale capacità non può essere esclusa con mero riferimento al dato anagrafico del minore, se esso non sia, di per sé solo, univocamente indicativo in tale senso, mentre può presumersi, in genere, ricorrente, anche considerati temi e funzione dell’audizione, quando si tratti di minori, per età, soggetti ad obblighi scolastici e, quindi, normalmente in grado di comprendere l’oggetto del loro ascolto e di esprimersi consapevolmente» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

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(1) Nell’ambito di un procedimento de potestate promosso dalla nonna materna, successivamente al decesso per malattia della figlia, al fine di ottenere il riconoscimento del suo diritto di visita della nipote (osteggiato dal genero), la minore, sebbene in un momento di persistente e assai dolorosa rielaborazione del gravissimo lutto costituito dalla perdita della madre in così tenera età, aveva manifestato, in più riprese (ossia, in sede giudiziale e davanti agli Assistenti Sociali), la volontà di non voler rivedere la nonna materna, riferendo di provare dolore al solo pensiero di sentirla telefonicamente («mi ricorda cose troppo brutte, soprattutto le grandi litigate con papà quando mamma stava male»).

Con pronuncia confermata dalla Corte di appello, il Tribunale per i minorenni aveva rigettato il ricorso della nonna, apprezzando e tutelando la prospettiva della minore, che era dotata della capacità di discernimento necessaria a far ritenere attendibili le sue dichiarazioni, il cui contenuto non palesava forzature o suggestioni che la avessero indotta a riferire una volontà diversa da quella interiormente provata.

L’ascendente ha impugnato la sentenza di merito per violazione dell’art. 155-sexies cod. civ. (all’epoca vigente) e della Convenzione di New York del 1989, sul rilievo che l’audizione della minore infradodicenne avrebbe dovuto essere preceduta da un’indagine (quale, eventualmente, una c.t.u.) sulla ricorrenza della sua capacità di discernimento, che non poteva trovare riscontro nella tenera età avuta all’epoca dell’ascolto (8 anni e tre mesi).

Con la pronuncia in rassegna, la S.C. ha rigettato il motivo di ricorso della nonna, affermando il principio di diritto in base al quale il riscontro della capacità di discernimento del minore infradodicenne, quale presupposto necessario per la sua audizione, non necessita di specifico accertamento positivo di natura specialistica e non può essere esclusa con mero riferimento al dato anagrafico del minore, ben potendosi presumersi ricorrente, di contro, nell’ipotesi di minore di età soggetto ad obblighi scolastici.

In altre occasioni, la Suprema Corte ha confermato la sentenza impugnata che, nell'ambito di procedimenti aventi ad oggetto la sottrazione internazionale di minori, non aveva proceduto all’audizione del minore, valutando la sua tenerissima età (appena tre anni e cinque mesi) ed il suo grado di maturità (Cass. 28 gennaio 2014, n. 1807, est. Dogliotti), ovvero sulla base di una valutazione, ancorata ad un dato oggettivo come quello costituito dalla tenera età, circa l'insussistenza di una apprezzabile capacità di discernimento (Cass. 14 febbraio 2014, n. 3540, est. Campanile. Nella specie, il figlio della coppia aveva cinque anni).

In dottrina, è stato affermato che: «una compiuta valutazione della capacità di discernimento potrà in questi casi avvenire unicamente ex post, attraverso l'ascolto stesso e le modalità con le quali il minore si rileva in grado di gestire tale incombente» (F. Danovi, L'ascolto del minore nel processo civile, in Dir. famiglia, 2014, 4, 1610).

Ascolto del minore. Con riferimento all’ascolto del minore, la giurisprudenza di legittimità ha avuto modo di chiarire che:

-      si tratta di un adempimento necessario nel primo grado di giudizio delle procedure relative al suo affidamento, come si desume, anche, dall’art. 336-bis, comma 1, cod. civ., che prevede che il minore debba essere ascoltato «dal presidente del tribunale o dal giudice delegato», coerentemente con l’art. 2, comma 1, lett. i, della legge n. 219/2012 (Cass. 22 luglio 2014, n. 16658, est. Lamorgese. Nella specie, il minore era stato ascoltato direttamente dal giudice di primo grado e la circostanza che, in grado di appello, fosse stato ascoltato solo dal c.t.u. non determinava alcuna violazione di tipo processuale);

-      è obbligatorio anche nei procedimenti conseguenti alla cessazione della convivenza tra genitori non uniti in matrimonio, laddove implichino valutazioni e statuizioni direttamente incidenti sugli aspetti inerenti all’affidamento, alle modalità di frequentazione ed alle scelte che ineriscono alla valutazione dell’interesse del minore (Cass. 10 settembre 2014, n. 19007, est. Campanile);

-      non va operato tutte le volte in cui esso sia ritenuto inopportuno, in ragione dell’età o del grado di maturità del minore o per altre circostanze, le quali palesino come l’ascolto sarebbe, piuttosto, pregiudizievole per l’interesse ad un equilibrato sviluppo psicofisico del minore, secondo la specifica motivazione che il giudice del merito dovrà enunciare (Cass. 2 luglio 2014, n. 15143, est. Nazzicone. Nella specie, la Corte di appello, nell’ambito di un giudizio divorzile, aveva adeguatamente esposto il proprio convincimento circa la non opportunità di disporre una nuova audizione della figlia infradodicenne della coppia, già ascoltata in primo grado, per scongiurare il rischio che la stessa fosse foriera di ulteriore disagio e pregiudizio per la minore, stante le osservazioni formulate dal c.t.u. in merito ai comportamenti di entrambi i genitori che cercavano di coinvolgerla in verifiche di fatti e stati d’animo); 

-      non rappresentando una testimonianza o un altro atto istruttorio rivolto ad acquisire una risultanza favorevole all’una o all’altra soluzione, bensì un momento formale del procedimento deputato a raccogliere le opinioni ed i bisogni rappresentati dal minore in merito alla vicenda in cui è coinvolto, deve svolgersi in modo tale da garantire l’esercizio effettivo del diritto del minore di esprimere liberamente la propria opinione, e, quindi, con tutte le cautele e le modalità atte ad evitare interferenze, turbamenti e condizionamenti, ivi compresa la facoltà di vietare l’interlocuzione con i genitori e/o con i difensori, nonché di sentire il minore da solo, o, ancora, quello di delegare l’audizione ad un organo più appropriato e professionalmente attrezzato (Cass. 21 novembre 2014, n. 24864, est. Campanile, secondo cui, a conferma di ciò, l’art. 336-bis, comma 2, cod. civ., ha previsto che le parti, i difensori, il curatore del minore, se nominato, ed il p.m. sono ammessi a partecipare all’ascolto se autorizzati dal giudice);

-      il giudice potrebbe non ammettere il consulente di parte a partecipare all’ascolto delegato ad un c.t.u., nell’ambito di un riscontro psicodiagnostico, valutando che tale presenza potrebbe compromettere la spontaneità del minore (Cass. 20 agosto 2014, n. 18060, est. Dogliotti);

-      la valutazione del giudice sul miglior collocamento del figlio presso l’uno o l’altro genitore potrebbe non coincidere con le opinioni manifestate dal minore, ma, in questi casi, il giudice ha un onere di motivazione direttamente proporzionale al grado di discernimento del minore e ciò è una diretta conseguenza dell’imprescindibilità dell’ascolto del medesimo (Cass. 22 luglio 2014, n. 16658, est. Lamorgese. Nella specie, il giudice del merito non aveva disatteso né trascurato la volontà del minore, ma aveva solo interpretato le sue dichiarazioni rese in sede di audizione, che manifestavano solo una normale preoccupazione, ma non avversione, verso l’ipotizzato trasferimento presso il luogo di residenza del padre).

 

 

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