home  | mail                                                                                                                        Anno VIII, Giugno 2013

 

CORTE DI CASSAZIONE; sezione sesta civile; ordinanza 4 aprile 2013 n. 8286; Pres. DI PALMA; Est. DOGLIOTTI. P.M. (SORRENTINO). Cassa App. Firenze 8 febbraio 2011 n. 194.

 

Separazione personale – Assegno di mantenimento in favore dei figli – Determinazione – Criteri – Risorse economiche del genitore collocatario – Redditi in denaro – Unico criterio di valutazione – Esclusione – Attitudine al lavoro e capacità di guadagno – Rilevanza – Limiti – Accertamento in concreto – Necessità (Cod. civ., artt. 147, 148 e 155).

 

«In tema di separazione tra coniugi, ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento a favore dei figli, il giudice del merito non deve considerare soltanto i redditi in denaro, ma, anche, le utilità o le capacità proprie del genitore collocatario, in relazione all’attitudine al lavoro ed alla capacità di guadagno dello stesso. Tuttavia, tale capacità dovrà considerarsi alla luce di fattori concreti soggettivi ed oggettivi e non in termini meramente astratti o ipotetici (ad esempio, verificando se il genitore abbia mai lavorato, se si sia attivato nella ricerca di un lavoro ovvero se abbia rifiutato occasioni lavorative)» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

__________

(1) Nella specie, la Suprema Corte, in applicazione del riferito principio di diritto, ha cassato la sentenza di merito che aveva ridotto l’assegno di mantenimento a carico del padre in favore della figlia minore sulla base della ritenuta capacità economica del genitore collocatario (la madre), fondata sull’affermazione apodittica che quest’ultimo era un soggetto in giovane età e senza impedimenti fisici che incidevano sull’attività lavorativa.

Viceversa, secondo i giudici di legittimità, il giudice del merito avrebbe dovuto esaminare in concreto la posizione della moglie (ossia, se avesse mai lavorato, se si fosse attivata nella ricerca di un posto di lavoro, se avesse rifiutato occasioni lavorative, ecc…), considerato, peraltro, che il marito era tenuto a corrispondere in favore della stessa un assegno di mantenimento.

In altra occasione, la Corte di cassazione ha affermato il principio di diritto in base al quale gli accertamenti in ordine alle risorse economiche dei genitori (non limitati, soltanto, al reddito in denaro, ma estesi a tutti gli altri elementi di ordine economico o, comunque, apprezzabili in termini economici e suscettibili di incidere sulle condizioni delle parti) si rendono necessari anche per la determinazione dell’assegno di mantenimento in favore del figlio minore, atteso che tale contributo deve essere quantificato, tra l’altro, considerando, per un verso, le sue esigenze in rapporto al tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori, e, per altro verso, le risorse ed i redditi di costoro (Cass. 27 aprile 2007, n. 9915, in Guida al dir., 2007, 20, 40, con nota di FIORINI).

Nello stesso senso, una pronuncia di merito ha quantificato l’assegno di mantenimento a carico del padre in favore dei due figli minori: «in base al principio che i genitori devono contribuire al mantenimento dei figli secondo le rispettive disponibilità e tenuto conto del fatto che la convenuta risulta aver sempre espletato un’attività lavorativa, così dimostrando di essersi introdotta nel mondo del lavoro» (Trib. Perugia 3 novembre 2012 n. 1400, inedita).

È opportuno precisare che l’imposizione di un assegno mensile a carico del genitore non collocatario non significa gravare soltanto quest’ultimo dell’onere di mantenere i figli, considerato che l’altro genitore contribuirà, quotidianamente, alla cura e all’istruzione della prole, data la valenza economica dei compiti domestici e di cura che derivano dalla coabitazione (cfr., in tal senso, Cass. 30 ottobre 2008, n. 26123, inedita, nonché Trib. Taranto 22 febbraio 2010 n. 321, inedita, secondo cui: «quello dei genitori con cui i figli convivono è normalmente inciso da tale regime ben al di là del beneficio che riceve dalla contribuzione dell’altro, in quanto, fra i due, è chiamato a fronteggiarne in modo diretto ed immediato tutte le esigenze della vita quotidiana»).

Non a caso si parla, in casi del genere, di costo invisibile dell’accudimento e della cura quotidiana dei figli.

 

VEDI TESTO INTEGRALE DELL'ORDINANZA