home  | mail                                                                                                                        Anno VII, Ottobre 2011

 

TRIBUNALE DI CATANIA; decreto 17 maggio 2011; Giudice unico PAPPALARDO.

 

Stranieri – Permesso di soggiorno per motivi familiari – Richiesta di rinnovo – Requisito della convivenza contestuale ed effettiva – Necessità – Esclusione – Interpretazione della normativa interna – Orientamenti interpretativi della Corte di Giustizia CE – Valore vincolante (D.lgs. 6 febbraio 2007, n. 30, artt. 8, 23 e 25; d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, artt. 28 e 30).

«In tema di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno per coesione familiare, la disciplina più favorevole contenuta nel decreto legislativo n. 30/2007 è applicabile nonostante la clandestinità dell'ingresso del cittadino extracomunitario nel territorio dello Stato membro, in ossequio ad una lettura della normativa interna conforme agli orientamenti interpretativi espressi dalla Corte di Giustizia CE. Ne consegue che, ai fini del mantenimento del titolo di soggiorno, non è più previsto, per il coniuge extracomunitario del cittadino italiano, il requisito della contestuale ed effettiva convivenza con quest'ultimo» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

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(1) Nella specie, il Tribunale di Catania, in applicazione del suindicato principio di diritto, ha ritenuto non ostativa all'applicabilità della disciplina contenuta nel d.lgs. n. 30/2007, quale disciplina più favorevole, la circostanza che il coniuge extracomunitario, di nazionalità marocchina, di una cittadina italiana, al momento del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di soggiorno di cui era stato denegato il rinnovo, era entrato clandestinamente in Italia.

Tale conclusione è stata raggiunta dal Giudice del merito, nonostante l'orientamento di segno contrario espresso dalla Suprema Corte (cfr. Cass. 23 luglio 2010, n. 17346, in Corriere giur., 2010, 1582, con nota di Morozzo della Rocca, con cui è stata negata l'applicazione delle norme sulla coesione familiare al coniuge extracomunitario di un cittadino italiano, già irregolarmente soggiornante in Italia, nonché, da ultimo, Cass. 4 aprile 2011, n. 7613, inedita), applicando i principi di diritto espressi, in materia, dalla Corte di Giustizia CE in base ai quali la direttiva europea 2004/38/CE (attuata, in Italia, con il d.lgs. n. 30/2007) può applicarsi anche «ai familiari che non soggiornavano già legalmente in uno Stato membro» e «a prescindere dalle modalità secondo la quale detto cittadino di un paese terzo ha fatto ingresso nello Stato membro ospitante» (punti 52 e 99 della decisione della Corte di Giustizia CE 25 luglio 2008, B.M. ed altri c. Irlanda, in Giornale dir. amm., 2009, 137, con nota di Gnes. In senso conforme Corte di Giustizia CE sentenza 19 dicembre 2008, D.S. c. Austria, in Gli Stranieri, 2009, 1, avente ad oggetto il caso del coniuge divenuto tale durante il periodo di provvisoria autorizzazione al soggiorno, in attesa della valutazione dello status di rifugiato).

Secondo la pronuncia in rassegna: «in materia di fonti comunitarie, l'interprete è obbligato ad una lettura conforme agli orientamenti interpretativi della Corte di giustizia CE che hanno valore vincolante per il Giudice nazionale».

Tale risultato era stato auspicato da un autorevole interprete, secondo cui: «un riallineamento della Cassazione italiana alla Corte di Giustizia si impone dunque - almeno sulle questioni che ho ora richiamato - in ragione della potestà di interpretazione autentica che l'ordinamento dell'Unione europea ha riconosciuto al giudice del Lussemburgo» (P. Morozzo della Rocca, relazione tenuta all'incontro di studio organizzato dall'Ufficio per la Formazione Decentrata del C.S.M. a Roma, in data 15 giugno 2011, dal titolo I diritti degli stranieri).

Nella giurisprudenza di merito, si veda Trib. Torino 23 ottobre 2009, in www.dejure.it, che, in applicazione del medesimo principio di diritto espresso dalla pronuncia in rassegna, ha disatteso l'eccezione sollevata dall'Amministrazione, che, facendo implicito riferimento all'art. 5 del d.lgs. n. 20/200, aveva osservato che: «"il d.lgs. 30\2007.... prevede il rilascio di un permesso di soggiorno al familiare non avente la cittadinanza in uno stato membro il quale, però, sia giunto in Italia, con regolare visto d'ingresso" e sottolinea che "l'attuale ricorrente non rientra in detta previsione legislativa essendo rientrato clandestinamente"».

Inoltre, il Tribunale di Catania, affrontando altre delicate questioni interpretative in tema di rilascio e mantenimento del permesso di soggiorno per motivi familiari, ha affermato i seguenti principi di diritto:

a) «in seguito all'entrata in vigore del d.lgs. n. 30/2007, la disciplina di origine comunitaria, pur trovando applicazione per il coniuge non più convivente oppure non coabitante, presuppone, in ogni caso, che si tratti di matrimonio autentico e non già meramente fittizio» (in senso conforme, nella giurisprudenza di merito, Trib. Reggio Emilia 12 luglio 2007);

    b) non costituisce presupposto di applicabilità della disciplina più favorevole contenuta nel d.lgs. n. 30/2007 il fatto che il cittadino italiano, coniuge dell'extracomunitario, non abbia esercitato il suo diritto di stabilimento in altro Stato membro da quello di sua appartenenza.

 

 

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