home  | mail                                                                                                                        Anno V, Marzo 2009

 

TRIBUNALE DI CATANIA;  decreto 26 febbraio 2009; Giudice tutelare DISTEFANO. Rigetta il ricorso.

 

Capacità della persona fisica – Amministrazione di sostegno – Presupposti di fatto – Impossibilità di provvedere ai propri interessi – Situazione attuale – Necessità – Nomina condizionata ad un evento futuro ed incerto – Esclusione (Cod. civ., artt. 404 e 408).

Capacità della persona fisica – Amministrazione di sostegno – Soggetto perfettamente capace – Nomina di un eventuale e futuro amministratore di sostegno – Ammissibilità – Rilevanza – Limiti (Cod. civ., artt. 404 e 408).

 

«L’istituto dell’amministrazione di sostegno presuppone l’attualità della situazione che ne giustifichi la nomina e non già la mera eventualità che essa si realizzi in un futuro più o meno prossimo, non essendo possibile strutturare il provvedimento come una sorta di nomina condizionata ad un evento “incertus an” ed “incertus quando”» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

«La possibilità concessa al soggetto che non sia affetto da alcuna infermità psichica o fisica di designare, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata, un eventuale futuro amministratore di sostegno, “in previsione della propria eventuale futura incapacità”, non incide sui presupposti di fatto che consentono al giudice di nominare l’amministratore» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

 

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(1-2) Nella specie, il Tribunale di Catania, su conforme parere del P.M., ha rigettato l’istanza di nomina di un amministratore di sostegno presentata da un’anziana donna di 85 anni, sul rilievo che quest’ultima era perfettamente lucida e non affetta da alcuna infermità psichica o fisica, ad eccezione delle patologie non invalidanti proprie di quella età (quale la pressione alta).

Contra Trib. Modena 13 maggio 2008, in Foro it., 2008, I, 2692, con nota di Bonaccorsi, secondo cui: «Può procedersi alla nomina di un amministratore di sostegno per persona attualmente capace, ma affetta da un gravissimo morbo progressivo, allo scopo di sostituirla – una volta sopravvenuto uno stato di incapacità - nell’espressione del diniego ad eventuali e future terapie rianimatorie invasive (nella specie, la ventilazione forzata con tracheostomia), espressamente fin d’ora rifiutate dal paziente».

Diverso è il caso affrontato da Trib. Modena 1 dicembre 2008, in www.questionidirittodifamiglia.it, ove la beneficiaria versava in stato di incapacità di intendere e di volere (tale da giustificare la nomina di un amministratore di sostegno) ed il giudice del merito ha evidenziato la possibilità che, avvalendosi della norma di cui all'art. 408 cod. civ., una persona possa designare il suo auspicato amministratore di sostegno «in previsione della propria ed eventuale incapacità futura contestualmente esprimendo direttive di dissenso circa l’adozione di determinate terapie, ancorché salvifiche; di direttive, cioè, che la novellata disposizione codicistica sicuramente consente di esprimere trovando collocazione la norma nella "ratio" di una legge che ha innovativamente privilegiato la persona rispetto al patrimonio, ai creditori e alla stessa famiglia secondo l’ ineludibile logica garantistica dell’ essere umano e delle sue esigenze di vita, salute, rapporti famigliari e sociali».

In dottrina si veda G. Coscioni, L'amministratore di sostegno rende superfluo il testamento biologico, in www.questionidirittodifamiglia.it, nonchè F. Gazzoni, Continua la crociata parametafisica dei giudici missionari della c.d. "morte dignitosa", in www.judicium.it, che, con riferimento all'art. 408, comma 2, cod. civ., ha affermato che: «la designazione riguarda la futura amministrazione, tant’è che solo in chiave di interpretazione estensiva si è ritenuto che la designazione possa essere fatta dall’interessato con il ricorso, con riferimento cioè alla contestuale richiesta di dar luogo all’amministrazione, sempre che l’interessato sia un disabile, un soggetto cioè capace di intendere e di volere, con esclusione dei minori, interdetti e inabilitati, a conferma del fatto che presupposto per la presentazione del ricorso è quello che il beneficiario si trovi nella condizione prevista dall’art. 406 comma primo c.c.».

 

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