home  | mail                                                                                                                        Anno III, Gennaio 2008

 

TRIBUNALE DI CATANIA; decreto 29 settembre 2006; Pres. MAIORANA; Est. PAPPALARDO.

 

Cessazione degli effetti civili del matrimonio – Disposizioni in favore dei figli maggiorenni – Attribuzione di un assegno di mantenimento – Sentenza a favore del terzo – Configurabilità – Scissione tra parte processuale e parte sostanziale (Cod. civ., art. 155-quinquies).

 

 

«L’art. 155-quinquies, primo comma, cod. civ., è volto a disciplinare espressamente gli effetti della separazione dei coniugi rispetto alla prole maggiorenne, consentendo al Giudice di emettere una sentenza a favore di un soggetto terzo rispetto al processo “inter alios”, che, tuttavia, è tale soltanto in senso processuale ma non già in senso sostanziale, essendo il beneficiario ultimo del mantenimento (Enunciando il principio di diritto di cui in massima, il Giudice del merito ha ritenuto sussistente, nel giudizio di revisione dell’assegno di mantenimento disposto in favore della figlia maggiorenne, la legittimazione passiva in capo alla madre convivente, anche in seguito all’entrata in vigore della legge n. 54/2006)» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

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(1) Con la pronuncia in esame, il Tribunale di Catania propone una lettura interpretativa del disposto di cui all’art. 155-quinquies, comma 1, cod. civ., del tutto condivisibile, poiché, da un lato, afferma che tale disposizione normativa si muove nell’ottica di favorire nuove forme di mantenimento dirette da parte dei genitori nei confronti dei figli (che non passino, cioè, necessariamente attraverso la corresponsione dell’assegno di mantenimento all’altro coniuge con essi convivente), dall’altro lato, sostiene che non è stata minimamente inficiata la sussistenza della legittimazione ad agire iure proprio del coniuge convivente con la prole.

Anzi, la sussistenza di tale legittimazione è data per scontata dal legislatore, là dove consente espressamente al Giudice – ed è questa la vera novità normativa – di emanare una sentenza che, sul piano formale, è resa a favore di un soggetto che non è parte processuale del giudizio di separazione, ma che è, comunque, il destinatario finale degli effetti di quel procedimento (l’ «avente diritto»).

La ratio di tale tecnica normativa risiede nell’esigenza di evitare il rischio di istituzionalizzare il conflitto tra genitori e figli, che avverrebbe, certamente, con l’attribuzione ai figli della qualità di parti nei giudizi relativi alla separazione o al divorzio dei loro genitori.

Da un punto sistematico, tale tecnica normativa non rappresenta una novità.

E così, l’art. 2932 c.c. prevede la pronunzia in favore di soggetto estraneo al processo, e, in materia di famiglia, l’art. 709-ter c.p.c. prevede la possibilità di disporre il risarcimento del danno a carico di uno dei genitori ed a favore del minore, il quale non è parte dei procedimenti di separazione o divorzio.

Legittimazione concorrente del figlio e del genitore convivente. In argomento, Cass. 12 ottobre 2007, n. 21437, in www.famigliaegiustizia.it, ha ribadito che la legittimazione del genitore convivente con il figlio maggiorenne, ma non indipendente economicamente, ad ottenere dall’altro un contributo al mantenimento della prole, è concorrente con la diversa legittimazione del figlio, che trova fondamento nella titolarità, in capo a quest’ultimo, del diritto al mantenimento; mentre non si può ravvisare – a giudizio della Suprema Corte – un’ipotesi di solidarietà attiva, trattandosi di diritti autonomi, fondati su presupposti in parte diversi (nel caso del genitore, uno dei presupposti è la coabitazione), e non del medesimo diritto attribuito a più persone.

 

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