home  | mail                                                                                                                        Anno V, Maggio 2009

 

TRIBUNALE DI CATANIA; Sezione I civile; ordinanza 31 marzo 2009; Giudice istruttore PAPPALARDO.

 

Separazione personale – Ordinanza presidenziale reclamata innanzi alla Corte d’appello – Modifica del giudice istruttore – Condizioni – Sopravvenienza di nuove circostanze – Necessità (Cod. proc. civ., artt. 708 e 709).

 

«In tema di separazione personale, il coordinamento tra reclamo dell’ordinanza presidenziale e revoca o modifica della stessa non può che ravvisarsi nella sopravvenienza di nuove circostanze idonee a consentire al Giudice istruttore una modifica del provvedimento, che è stato emesso dalla Corte d’appello alla luce del principio “rebus sic stantibus” (tipico della materia del diritto di famiglia), restando, altrimenti, inibita ogni rivisitazione dello stesso» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

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(1) La pronuncia in rassegna affronta il problema del coordinamento tra reclamo dell’ordinanza presidenziale, dinanzi alla Corte d’appello, e revoca/modifica della stessa, da parte del giudice istruttore, nell’ottica di attribuire un regime di stabilità al provvedimento emesso dal Giudice superiore, in quanto: «nella stessa previsione della reclamabilità di un provvedimento giurisdizionale è insita la previsione di una tendenziale stabilità da attribuirsi al provvedimento emesso dal secondo Giudice».

Per tali motivi, il Tribunale di Catania giunge alla condivisibile conclusione che il Giudice istruttore potrà modificare l’ordinanza presidenziale, già reclamata dinanzi alla Corte d’appello, soltanto in presenza di nuove circostanze.

Nello stesso senso, sebbene con diversa motivazione, si veda App. Genova 20 ottobre 2006, in www.famigliaegiustizia.it, che, uniformando la disciplina della revoca o modifica delle ordinanze presidenziali, da parte del Giudice istruttore, a quella prevista per il processo cautelare ex art. 669-decies cod. proc. civ., ha affermato che: «non sarà più possibile sottoporre al G.I. una istanza di modifica dei provvedimenti presidenziali che non si fondi su un quid novi, (quantomeno la miglior conoscenza delle circostanze precedenti) rispetto a quanto prospettato al Presidente, giacché diversamente la cognizione della Corte e del G.i. in prima battuta sarebbero sovrapponibili, e si finirebbe per consentire avverso un provvedimento una duplice modalità di reazione, con sostanziale inutilità del reclamo, il cui effetto potrebbe essere vanificato dalla successiva decisione del G.I., sulla scorta della medesima situazione fattuale».

 

VEDI IL TESTO INTEGRALE DELL'ORDINANZA

 

 

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