home  | mail                                                                                                                        Anno IV, Settembre 2008

 

TRIBUNALE DI CATANIA; ordinanza 2 maggio 2008; Pres. ESCHER.

 

Separazione personale – Affidamento dei figli – Affidamento condiviso – Circostanze ostative – Manifesta carenza educativa della madre – Vita “sregolata” del minore – Rilevanza (Cod. civ., artt. 155 e 155-bis).

 

«In tema di affidamento dei figli, è pregiudizievole l’affidamento di questi anche alla madre che, manifestando una condizione di manifesta carenza genitoriale, abbia avallato la vita “sregolata” condotta dal minore (nella specie, consistita nell’irregolare frequenza scolastica, in mancati rientri a casa – anche per lunghi periodi – e nella frequentazione di luoghi di ritrovo giovanili ove era diffuso l’uso di sostanze alcoliche e psicotrope)» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

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(1) L’ordinanza del Tribunale di Catania del 2.5.2008, qui in rassegna, è stata riportata in prima pagina da alcuni giornali nazionali, secondo cui i giudici catanesi avrebbero affidato il figlio minorenne della coppia al padre a causa della militanza politica del ragazzo (si vedano, ad es., i titoli riportati nel quotidiano  «La Repubblica» del 20 agosto 2008, secondo cui: «Il Giudice lo Affida al padre: tra le motivazioni anche quelle politiche», ovvero «Milita in Rifondazione affidato al padre»).

Contrariamente a quanto sostenuto da parte di questi giornali, il Tribunale di Catania ha affidato il figlio sedicenne della coppia al padre a causa della manifesta carenza educativa dimostrata dalla madre, la quale aveva avallato, per molto tempo, la sregolata condotta di vita del figlio, che si era assentato frequentemente da scuola, si era allontanato da casa per lunghi periodi ed era solito frequentare luoghi di ritrovo giovanili ove era diffuso l’uso di sostanze alcoliche e psicotrope (e non certo per la sua iscrizione e frequentazione di un circolo politico).

In altri termini, il Tribunale di Catania, nel caso di specie, ha applicato la legge sull’affidamento condiviso in modo del tutto ragionevole ed equilibrato, anticipando, peraltro, l’enunciazione di un principio di diritto che sarebbe stato affermato dalla Corte di cassazione nella sentenza 18 giugno 2008, n. 16593, in Famiglia e minori, 2008, 8, 44, con nota di C. Padalino, in base al quale la regola generale dell’affidamento ad entrambi i genitori può essere derogata allorché risulti, nei confronti di uno di loro, una condizione di manifesta carenza educativa.

A conferma di ciò, deve rilevarsi che la condizione di manifesta carenza educativa della madre era stata precedentemente accertata, nell’ambito di un procedimento volto alla limitazione della potestà di entrambi i genitori, anche dal Tribunale per i minorenni di Catania, che, con proprio decreto del 26/27 ottobre 2007 (qui riportato per esteso), e sulla base di un’attenta analisi di numerose relazioni dei Servizi Sociali (tutte concordi nell’evidenziare l’inidoneità della donna ad affrontare il ruolo di madre) e dell’audizione dei genitori e della prole, aveva affidato i figli minori della coppia al Servizio Sociale del Comune di residenza degli stessi, disponendo, inoltre, il collocamento del figlio sedicenne in idonea struttura comunitaria (a condizione che tale soluzione risultasse gradita al minore), sul rilievo che quest’ultimo era quello maggiormente destabilizzato dalla crisi familiare, apparendo «privo di regole ed orari e che, nonostante particolarmente dotato sotto il profilo intellettivo, risulta mantenere un profitto alquanto discontinuo in ambito scolastico e rapporti particolarmente problematici non solo con il resto della fratria ma altresì con il padre, caratterialmente alquanto più “rigido” della madre, percepita dal minore come figura protettiva ma anche “permissiva” da poter quindi sfruttare a proprio vantaggio nella fase più acuta della crisi familiare» (così il decreto del tribunale minorile).

Ne consegue che, con il provvedimento in esame (per sua natura, emesso rebus sic stantibus e suscettibile di revisione al mutare delle circostanze), il Tribunale di Catania, lungi dall’adottare una modalità di affidamento dei figli basata su motivazioni politiche, appare rispettoso del principio fondamentale secondo il quale ogni decisione in materia deve ispirarsi all’unico criterio dell’interesse materiale e morale della prole (Cass. 3 aprile 2008, n. 8535, inedita), nel caso di specie rappresentato dall’evitare che il figlio sedicenne continuasse a condurre una vita sregolata sotto gli occhi «permissivi» della madre.

Sulla rilevanza ed efficacia dei provvedimenti ex artt. 333 cod. civ. nell’ambito dei giudizi di separazione e divorzio, si veda M.F. Pricoco, Nodi interpretativi in alcuni procedimenti di competenza minorile, in C. Padalino-M.F. Pricoco-L. Spina, La tutela sommaria e camerale nel diritto di famiglia e nel diritto minorile, Torino, 2007, 330.

 

 

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VEDI TESTO INTEGRALE DEL DECRETO DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI

 

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