home  | mail                                                                                                                        Anno IV, Ottobre 2008

 

TRIBUNALE DI NOVARA; Decreto 18 settembre 2008; Giudice RICCIO. Dichiara inammissibile il ricorso.

 

Separazione personale – Figli minori – Esercizio della potestà – Decisioni di maggiore interesse – Scelta della scuola – Rilascio del nulla osta – Diniego del Dirigente scolastico – Provvedimento del Tribunale ordinario – Sostituzione – Esclusione (Cod. proc. civ., art. 700).

Separazione personale – Sentenza di primo grado – Pendenza del termine per l’impugnazione – Modifica delle condizioni –Tutela cautelare d’urgenza – Inammissibilità (Cod. proc. civ., artt. 700 e 708).

 

«In tema di frequenza scolastica di minori, l’autorità giudiziaria ordinaria non può sostituirsi al dirigente della scuola frequentata da un minore rilasciando il nulla osta all’iscrizione presso un’altra scuola, trattandosi di sostituzione e supplenza che non spetta al tribunale e che, in ogni caso, presupporrebbe la prospettazione della lesione di un diritto da parte del dirigente della struttura scolastica, che ha negato il rilascio a cui dovrebbe sopperire un eventuale provvedimento giudiziale cautelare» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

«In materia di separazione tra coniugi, lo strumento cautelare previsto dall’art. 700 cod. proc. civ. non può essere invocato per incidere sulle statuizioni di un precedente provvedimento giurisdizionale (quale la sentenza di primo grado); diversamente ragionando, tale strumento cautelare, atipico e residuale, diventerebbe uno strumento inammissibile di controllo della pronuncia giurisdizionale, in contrasto con il principio di tassatività dei rimedi di impugnazione» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

 

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(1) Nella specie, il padre, in pendenza del termine per proporre impugnazione avverso la sentenza di separazione (che aveva disposto l’affidamento condiviso della figlia, con collocazione prevalente presso l'abitazione materna), ha chiesto, con ricorso ex art. 700 cod. proc. civ., la modifica della sistemazione abitativa della minore, sul rilievo che quest’ultima risultava abitare presso di lui e che tale residenza di fatto era espressione di una libera scelta operata dalla stessa minore, nonché il rilascio del nulla osta al trasferimento della figlia presso la scuola sita nel territorio ove attualmente ella si trovava.

Il Tribunale adito ha dichiarato inammissibile la domanda cautelare sul rilievo che l'autorità giudiziaria non può sostituirsi al Dirigente della scuola media frequentata dalla minore, trattandosi si sostituzione o supplenza che non spetta al tribunale.

Ciò posto, giova osservare che l’art. 155, comma 3, cod. civ. prevede che, in caso di separazione dei genitori, «la potestà genitoriale è esercitata da entrambi» e che «le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli».

Può tuttavia accadere, come nel caso di specie, che il consenso non si raggiunga; in casi del genere, entrambi i genitori possono ricorrere al giudice, ai sensi dell’art. 709-ter cod. proc. civ.

L’intervento giudiziario non sarà diretto a comprimere o limitare la potestà genitoriale sulla prole, ma, più modestamente, ad adottare la decisione di maggiore interesse per i figli, mediante provvedimenti opportuni (nel senso esattamente che il giudice potrebbe limitarsi ad accertare la congruità della decisione assunta da uno dei genitori affidatari rispetto all’interesse morale e materiale del figlio minore).

Ciò posto, giova osservare che la scelta della scuola rappresenta, senza dubbio, una decisione di maggiore interesse per la vita dei figli, «perché essa può condizionare l’apprendimento e la formazione del minore» (così Cass. 3 novembre 2000, n. 14360, in Dir. e giustizia, 2000, 42, 46, con nota di Dosi); ne consegue che, in caso di contrasto tra i genitori, la decisione è rimessa al giudice, ex art. 155, comma 3, cod. civ.

In simili ipotesi, sarebbe più che opportuno che il genitore collocatario della prole, anziché decidere autonomamente (comprimendo, in tal modo, l’esercizio della potestà dell’altro genitore), chieda direttamente, e in via preventiva, al giudice di adottare i provvedimenti ritenuti opportuni (così come prescrive l'art. 709-ter, comma 2, cod. proc. civ.).

Applicando i riferiti principi di diritto alla fattispecie in esame, visto il dissenso della madre alla proposta del padre di trasferire la figlia presso un’altra scuola (determinandosi, così, un contrasto su una decisione di maggiore interesse per la prole), il Tribunale di Novara avrebbe dovuto qualificare il ricorso proposto dal padre della minore come istanza ex art. 709-ter cod. proc. civ. ed adottare i provvedimenti ritenuti opportuni; segnatamente, ove avesse ritenuto congrua la scelta della scuola effettuata dal padre, avrebbe dovuto autorizzarlo a chiedere, anche senza il consenso dell’altro genitore, il rilascio del nulla osta al dirigente della scuola fino a quel momento frequentata dalla figlia.

In argomento, sebbene con riferimento ai contrasti tra genitori in ordine alla scelta dell’orario scolastico del figlio, si veda Trib. Bologna 14 luglio 2008, in www.famigliaegiustizia.it.

Si veda, inoltre, Trib. Roma 28 agosto 2007, inedita, secondo cui: «la scelta dell’inserimento delle bambine nella stessa classe o in classi diverse attiene a questione di preminente interesse per le minori, involgendo il loro rapporto con la scuola ed il modo di vivere la loro condizione di gemelle».

 (2) L’orientamento prevalente in dottrina e giurisprudenza è nel senso di ritenere inammissibile il ricorso cautelare, ex art. 700 cod. proc. civ., in pendenza dei giudizi di separazione e di divorzio, sul rilievo che il legislatore ha dettato – in tali materie – una disciplina completa, sia per la cognizione piena, sia per quel che attiene i bisogni di tutela ritenuti meritevoli di tutela; per questi ultimi è stata disciplinata una fase preliminare a cognizione sommaria (la c.d. fase presidenziale), volta all’emanazione di provvedimenti provvisori ed immediatamente efficaci (si veda, da ultimo, Trib. Modena 28 agosto 2007, in www.giuraemilia.it, che ha dichiarato inammissibile il ricorso d’urgenza proposto dal marito, nel corso del giudizio di separazione, per la sospensione dell’efficacia esecutiva dei provvedimenti provvisori adottati dal Presidente del Tribunale).

Con riferimento ai provvedimenti presidenziali, la pronuncia da ultimo citata ha affermato che: «la parte che intende ottenere un provvedimento di diverso contenuto ha la duplice possibilità di adire il Giudice istruttore … per la revoca o modifica del provvedimento, ed ha, altresì, la facoltà di impugnare il provvedimento presidenziale con reclamo ai sensi dell’art. 708, 4° c., c.p.c., nel termine perentorio di legge» (Trib. Modena 28 agosto 2007, cit.).

Secondo la Corte di cassazione l'esercizio del potere di emettere i provvedimenti di cui all'art. 700 c.p.c. deve ritenersi precluso, per evidente difetto delle condizioni e della ratio che lo giustificano, nel caso in cui la legge stabilisca per situazione e rapporti determinati un completa disciplina procedimentale, comprensiva anche dei provvedimenti provvisori ed urgenti (cfr. Cass. 8 settembre 1992, n. 10292, in Giust. civ., 1992, I, 264, che ha ritenuto applicabile tale principio di diritto «in materia di modifica delle condizioni della separazione riguardanti i coniugi e la prole, considerato che la normativa introdotta dalla legge n. 331-88, in sostituzione dell'art. 710 c.p.c., designa come unico giudice competente ad emettere i relativi provvedimenti il Tribunale civile, attribuendo ad esso anche il potere di disporre modifiche provvisorie in via di assoluta urgenza, alla sola condizione che il procedimento camerale non possa essere immediatamente definito») [C. PADALINO].

 

VEDI TESTO INTEGRALE DEL DECRETO

 

 

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