home  | mail                                                                                                                        Anno III, Febbraio 2008

 

TRIBUNALE DI PISA; decreto 19 dicembre 2007; Pres. DELL’OMO; Est. PICARDI.

 

Separazione personale – Soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale – Giudice del procedimento in corso – Tribunale in composizione collegiale – Giudice titolare del procedimento (Cod. civ., art. 155; cod. proc. civ.,  artt. 175 e 709-ter).

 

 

«Il giudizio di separazione è di attribuzione collegiale e non monocratica, e, quindi, il collegio è il “dominus” del procedimento, residuando al giudice istruttore limitati poteri, circoscritti allo svolgimento dell’istruttoria (artt. 175 e segg. cod. proc. civ.) e all’adozione di provvedimenti urgenti. Ne discende che, in pendenza di tale giudizio, la soluzione delle controversie insorte tra i coniugi, di cui all’articolo 709-ter cod. proc. civ., va attribuita al Tribunale in composizione collegiale e non al giudice istruttore, dal momento che la locuzione "giudice del procedimento in corso" deve intendersi come giudice titolare del procedimento» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

 

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(1) Con la pronuncia in esame (che sarà pubblicata nel numero 3/2008 della rivista Famiglia e minori, all’interno di un dossier interamente dedicato all’art. 709-ter cod. proc. civ.), il Tribunale di Pisa ha sostenuto che la locuzione «giudice del procedimento in corso» di cui al primo comma della richiamata previsione normativa. deve interpretarsi come «Tribunale in composizione collegiale» e non come «Giudice istruttore».

Trattasi di un indirizzo interpretativo minoritario, se non del tutto isolato, che, tuttavia, merita piena condivisione per le convincenti argomentazioni esposte a suo sostegno:

1) il giudizio di separazione è di attribuzione collegiale e non monocratica, con la conseguenza che, in cause del genere, il collegio è il dominus del procedimento, mentre il giudice istruttore è titolare di limitati poteri, circoscritti allo svolgimento dell’istruttoria (artt. 175 e ss. cod. proc. civ.);

2) il «giudice del procedimento in corso» deve interpretarsi come il giudice titolare del procedimento;

3) il legislatore ha avuto ben chiara la distinzione tra giudice titolare del procedimento e giudice istruttore e non ha utilizzato tale ultima locuzione, diversamente da quanto avvenuto in altri articoli del codice di rito (quali, ad es., gli artt. 669-quater, secondo comma, e 709, ultimo comma, cod. proc. civ.);

4) sarebbe contraddittorio rimettere la decisione ad un giudice collegiale o monocratico a seconda che la lite familiare sia insorta successivamente alla conclusione del procedimento di separazione ovvero nel corso dello stesso;

5) l’ultimo comma dell’art. 709-ter cod. proc. civ. richiama i mezzi di impugnazione ordinaria, mentre i provvedimenti adottati dal giudice istruttori non sono impugnabili.

Tale ultimo punto riveste una particolare rilevanza, dal momento che tutti i provvedimenti giurisdizionali che hanno attribuito al giudice istruttore la competenza ad adottare i provvedimenti di cui all’art. 709-ter cod. proc. civ. non hanno dato alcuna valida e coerente interpretazione dell’ultima comma della disposizione normativa in esame, secondo cui: «i provvedimenti assunti dal giudice del procedimento sono impugnabili nei modi ordinari» (essendo pacifico che tale comma si riferisca anche ai provvedimenti assunti in pendenza del giudizio di separazione o divorzio).

Viceversa, la soluzione di tale nodo interpretativo rappresenta il crocevia attraverso cui poter giungere ad una interpretazione ragionevole e costituzionalmente orientata del primo comma, primo alinea, dell’art. 709-ter cod. proc. civ.

E così, mentre la tesi interpretativa che attribuisce la competenza al «giudice istruttore» si risolverebbe nell'abrogazione tacita dell’ultimo comma dell’art. 709-ter cod. proc. civ., non esistendo in legge mezzi di impugnazione avverso i provvedimenti da questi adottati, l’unica interpretazione ragionevole (peraltro, suffragata da elementi letterali, teleologici e sistematici) è quella che attribuisce al Collegio la competenza a risolvere le controversie insorte tra i genitori [C. PADALINO].

 

 

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