home  | mail                                                                                                                        Anno IV, Dicembre 2008

 

TRIBUNALE DI PORDENONE; decreto 3 luglio 2008; Pres. ed Est. APPIERTO.

 

Divorzio – Modifica delle condizioni – Assegno per i figli maggiorenni – Cessazione dell’obbligo – Sopravvenienza – Attività di supplente di religione – Irrilevanza – Piena autosufficienza economica – Raggiungimento – Entità del reddito percepito – Quantificazione – Contratto di lavoro a tempo indeterminato – Necessità (Cost., art. 30; cod. civ., artt. 147 e 148).

 

Divorzio – Modifica delle condizioni – Intervento volontario del figlio maggiorenne – Ammissibilità – Unico titolare dell'assegno disposto in sede divorzile (Cod. civ., art. 155-quinquies; legge 1° dicembre 1970, n. 898, art. 9).

 

«L’obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne si protrae fino alla piena autosufficienza economica dello stesso, ossia fino a quando il figlio non produrrà un reddito netto mensile, derivante da attività lavorativa a tempo indeterminato, non inferiore ad Euro 1.000,00» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

«In tema modifica delle condizioni di divorzio, il figlio maggiorenne vanta un interesse giuridicamente rilevante ad intervenire nel relativo procedimento, essendo l'unico titolare dell'assegno disposto dal tribunale, con sentenza passata in giudicato, a titolo di concorso nel suo mantenimento» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

___________

(1) Nella specie, il Tribunale di Pordenone, in applicazione del riferito principio di diritto, ha disatteso la domanda con cui il padre aveva chiesto di dichiarare cessato il suo dovere di contribuire al mantenimento della figlia maggiorenne (di 30 anni), sul rilievo che il modesto reddito prodotto dalla stessa, negli ultimi due anni, a seguito dello svolgimento, per un limitato numero di ore, dell’attività di insegnante di religione, come supplente dei docenti di ruolo, non era stato sufficiente a farle raggiungere l’autosufficienza economica.

Giova osservare che, nella pronuncia in rassegna, non risulta affrontata la questione, da ritenersi rilevante al fine di valutare la persistenza o meno del dovere di mantenimento a carico del padre, se la mancanza di autosufficienza economica della figlia fosse alla stessa imputabile, stante l'età dalla stessa maturata (30 anni) ed il protrarsi della difficoltà ad ottenere una docenza di ruolo o, quanto meno, a tempo pieno (per un periodo non inferiore a due anni dalla data in cui la figlia ha conseguito l'abilitazione all'insegnamento, non essendo specificato null'altro nel provvedimento in esame).

In tema di mantenimento dei figli maggiorenni, la Suprema Corte ha affermato che, una volta che sia provata la prestazione di attività lavorativa retribuita da parte della prole, resta rimessa alla valutazione del giudice del merito la eventuale esiguità del reddito percepito, al fine di escludere la cessazione dell’obbligo di contributo al mantenimento gravante sul genitore (cfr. Cass. 27 novembre 2006, n. 24498, in Rep. Foro it., 2007, voce Separazione di coniugi, n. 163).

 Quanto alla nozione di «autosufficienza economica», la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il raggiungimento della stessa resta legato allo svolgimento, presente o passato, di un’attività lavorativa remunerata o, quanto meno, all’avvio verso di essa con prospettive concrete, tale, cioè, da potere assicurare alla prole, anche per l’avvenire, un introito stabile e sicuro (si veda Cassazione 7 aprile 2006, n. 8221, in Dir. famiglia, 2007, 86).

Tuttavia, è stato precisato che il conseguimento dell’indipendenza economica del figlio non coincide, necessariamente, con l’instaurazione di un rapporto di lavoro giuridicamente stabile, dovendosi ritenere rilevante anche la stipulazione di un contratto di apprendistato (cfr. Cass. 28 maggio 2004, n. 10273, ined.) ovvero un contratto di lavoro a tempo determinato (in tal senso Cassazione 28 agosto 2008, n. 21773, in www.affidamentocondiviso.it, ed ivi gli ulteriori riferimenti giurisprudenziali).

(2) Nella specie, il Tribunale di Pordenone, per un verso, ha ritenuto ammissibile l'intervento della figlia maggiorenne nel giudizio di modifica delle condizioni di divorzio promosso dal padre, e, per altro verso, ha posto il pagamento dell'assegno di mantenimento per la figlia maggiorenne direttamente a carico dell'ente previdenziale del genitore onerato (nella specie: l'INPDAP), secondo le modalità prescelte dalla stessa figlia.

Il riferimento, contenuto nella pronuncia in esame, all'«interesse giuridicamente rilevante» vantato dalla figlia conduce a ritenere che il tribunale abbia considerato tale intervento, non autonomo o litisconsortile, ma ad adiuvandum, ai sensi dell'art. 105, comma 2, cod. proc. civ. (in chiave sistematica, sulla nozione di interesse giuridcamente protetto in capo agli ascendenti, si veda App. Perugia 27 settembre 2007, in www.minoriefamiglia.it).

La tesi dell'ammissibilità dell'intervento del figlio maggiorenne, ai sensi dell'art. 155-quinquies cod. civ., nei giudizi di separazione e divorzio è assolutamente minoritaria (tra le poche pronunce che si sono espresse in tal senso si veda Trib. Messina 5 maggio 2006, in www.affidamentocondiviso.it); viceversa, il maggioritario orientamento giurisprudenziale e dottrinale ritiene che l'art. 155-quinquies cod. civ., nell'intento di ampliare la tutela dei figli maggiorenni non autonomi, rappresenti una disposizione ex lege a favore di terzo (così A. De Pauli, I procedimenti di separazione e divorzio, relazione tenuta all'incontro di studio svoltosi a Pordenone in data 5.12.2008), favorendo nuove forme di mantenimento dirette da parte dei genitori nei confronti dei figli, senza la necessità di corrispondere le somme di denaro all'altro coniuge convivente con i figli (cfr. Trib. Catania 29 settembre 2006, ibidem, secondo cui la citata disposizione normativa consente al giudice «di emettere una sentenza a favore di un soggetto terzo rispetto al processo inter alios, che, tuttavia, è tale soltanto in senso processuale ma non già in senso sostanziale, essendo il beneficiario ultimo del mantenimento»).

Peraltro, nonostante il figlio maggiorenne non indipendente economicamente sia l'unico titolare del diritto al mantenimento, il genitore con lui convivente, già affidatario, dovrà considerarsi legittimato, anche dopo il compimento da parte del figlio della maggiore età, ad ottenere iure proprio dall'altro genitore un contributo al mantenimento del figlio, trattandosi di un diritto autonomo, fondato su presupposti in parte diversi (cfr., da ultimo, Cass. 12 ottobre 2007, n. 21437, in www.famigliaegiustizia.it, ove si afferma che, nel caso di richiesta avanzata dal genitore, uno dei presupposti è la coabitazione con il figlio).

 

 

 

VEDI IL TESTO INTEGRALE DEL DECRETO

 

                                                   torna indietro