home  | mail                                                                                                                        Anno III, Maggio 2008

 

TRIBUNALE DI POTENZA; ordinanza 7 aprile 2008; Giudice istruttore GUBITOSI.

 

Separazione personale – Affidamento dei figli – Affidamento ad entrambi i genitori (c.d. condiviso) – Irriducibili tensioni tra i coniugi – Irrilevanza (Cod. civ., art. 155).

 

«In tema di affidamento dei figli minori, pur in presenza di irriducibili tensioni tra i coniugi, va privilegiata, nell’interesse della prole, la scelta dell’affidamento condiviso, per dar modo al genitore non collocatario di riannodare rapporti stabili e responsabili con i figli e garantire a questi di riequilibrare, sul piano psicologico, la relazione educativa ed emotiva con ciascun genitore» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

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(1) Nella specie, il Giudice istruttore della causa di separazione, dopo aver ascoltato i figli minori della coppia (rispettivamente di 11 e 13 anni), ha modificato il regime di affidamento degli stessi, ampliando significativamente i tempi della loro presenza presso il padre (si consideri che l’ordinanza presidenziale, emanata nel dicembre del 2005, prevedeva l’affidamento esclusivo dei figli alla madre, con diritto di visita del padre, a settimane alterne, il sabato e la domenica, nonché, ad anni alterni, il giorno di Natale e di Pasqua, e dieci giorni consecutivi durante le vacanze estive).

Nell’adottare tale decisione, il giudice della separazione ha ritenuto che l’affievolimento del rapporto affettivo e di complicità tra figli e padre era da imputarsi, principalmente, al limitato contenuto del diritto di visita concesso al genitore non affidatario ed al deprecabile coinvolgimento dei minori nelle vicende riguardanti la separazione dei genitori.

Sotto quest’ultimo profilo, lo stesso Magistrato ha «diffidato» entrambi i coniugi ad astenersi dal rendere partecipi i figli, anche in via indiretta, dei colloqui relativi ai loro rapporti personali e tra ciascuno ed i figli stessi (nonché a riferire alla prole commenti o critiche concernenti comportamenti dell’altro genitore), avvertendoli che, in mancanza, sarebbero state applicate le sanzioni di cui all’art. 709-ter cod. proc. civ. (cfr., nello stesso senso, Trib. minori L’Aquila 2 marzo 2007, in Dir. famiglia, 2008, 1, 188, che ha avvertito espressamente i coniugi: «che, se non sapranno mettere da parte i loro reciproci rancori, anteponendo a questi il bene del figlio, se non riusciranno ad elaborare ed attuare un unico e concorde progetto educativo, questo Tribunale sarà costretto ad affidare il minore a parenti idonei, o, in mancanza, ad estranei, che sappiano, in loro vece, garantire una crescita serena ed equilibrata al piccolo V., che ha bisogno di stabili, sani e validi punti di riferimento»).

Ciò posto, se è vero che una delle finalità perseguite dal legislatore della riforma del 2006 è stata quella di favorire un cambiamento culturale nei rapporti genitore – figlio, è altrettanto vero che, per realizzare tale obiettivo, è necessario che i Giudici, data l’autorevolezza del ruolo assunto nella regolamentazione della crisi familiare, facciano rilevare alle parti (le ammoniscano dell’) importanza di mantenere, anche dopo la disgregazione del consorzio coniugale, le loro resposanbilità genitoriali nei confronti della prole.

Ne consegue che bene ha fatto il Giudice istruttore di Potenza ad intimare ad entrambi i genitori l'immediata cessazione della condotta pregiudizievole per i figli, avvertendoli delle ulteriori conseguenze in caso di inottemperanza.

 

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