home  | mail                                                                                                                        Anno VII, Maggio 2012

 

TRIBUNALE DI SAVONA; decreto 26 settembre 2011; Pres. ed Est. CANEPARO.

 

Filiazione naturale – Assegno di mantenimento – Decreto adottato dal Tribunale per i minorenni - Modifica - Competenza - Tribunale per i minorenni – Attribuzione (Cod. civ., artt. 155, 155-ter e 317-bis; cod. proc. civ., art. 742; legge 8 febbraio 2006, n. 54, art. 4).

«In tema di filiazione naturale, la competenza a decidere su ogni successiva richiesta di modifica dell'assegno di mantenimento, una volta che il giudice minorile sia già stato investito e richiesto di provvedere in ordine all'affidamento della prole ed alla corresponsione del contributo di mantenimento, resta radicata presso il Tribunale per i minorenni, impedendo la logica del sistema che il provvedimento emesso dal giudice minorile possa essere modificato, in alcuna sua parte, da un giudice diverso, tranne l'ipotesi di connessione che giustifichi lo spostamento di competenza» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

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(1) Nella specie, il Tribunale di Savona, in applicazione del superiore principio di diritto, ha dichiarato il non luogo a provvedere, per essere competente il Tribunale per i minorenni di Genova, in merito ad un ricorso proposto dal padre naturale, ai sensi dell'art. 148, comma 2, cod. civ., volto ad ottenere la revoca dell'assegno di mantenimento in favore del figlio minore posto a suo carico da un precedente provvedimento del Giudice minorile, che aveva statuito in punto di affidamento, visita del minore e contributo al mantenimento della prole.

Sul tema della competenza a decidere la richiesta di modifica delle sole disposizioni economiche contenute in un provvedimento emesso dal Tribunale per i minorenni sull'affidamento e sul mantenimento dei figli naturali, la pronuncia in rassegna ha richiamato un'ordinanza della Suprema Corte che, sebbene abbia dovuto dichiarare l'estinzione del giudizio di cassazione avente ad oggetto il regolamento di competenza  proposto avverso l'ordinanza con cui il Tribunale ordinario si era dichiarato incompetente (dichiarando competente il Giudice minorile) relativamente ad un ricorso proposto dalla madre naturale per la modifica dell'assegno di mantenimento a favore del figlio minore posto a carico del padre da un precedente provvedimento emesso dal Tribunale per i minorenni, ha affermato, nell'ambito della relazione redatta dal Magistrato relatore, che ogni richiesta di modifica, legata a fatti sopravvenuti, dell'assegno di mantenimento a favore dei figli già disposto dal Tribunale per i minorenni è di competenza dello stesso Giudice minorile (Cass. 5 maggio 2011, n. 9936, in questa Rivista, ed ivi la giurisprudenza di merito richiamata).

In quell'occasione, la Suprema Corte ha sostenuto, per un verso, che i provvedimenti adottati dal Tribunale per i minorenni, ai sensi dell'art. 317-bis cod. civ., non sono modificabili in base al disposto dell'art. 742 cod. proc. civ. (essendo suscettibili di acquisire efficacia di giudicato rebus sic stantibus), ma secondo le regole processuali e sostanziali di cui agli artt. 155-ter cod. civ. e 710 cod. proc. civ., e, per altro verso, che l'art. 742 citato è espressione di un principio insito nel sistema, in relazione al quale vanno coordinate anche le regole di modifica dei provvedimenti di affidamento e mantenimento dei figli naturali.

   In senso conforme Trib. minori Bari 18 gennaio 2012, in www.minoriefamiglia.it, che, nell'ambito di un procedimento ex art. 317-bis cod. civ., ha ritenuto la propria competenza sulla richiesta di modifica degli aspetti solo economici, considerato, da un lato, la circostanza che il Tribunale per i minorenni, con una propria precedente pronuncia, aveva già esaminato gli aspetti dell'affidamento e del mantenimento, e, dall'altro lato, «della natura rebus sic stantibus dei provvedimenti ex art. 317 bis cc, del principio di parità di trattamento tra figli legittimi e naturali, del principio del giudice naturale e della competenza sulle istanze ex art. 709 ter cpc, attribuita allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento di cui si deduce l'inosservanza» (contra l'indirizzo interpretativo del Tribunale per i minorenni di Venezia, secondo cui la competenza è attribuita al Giudice minorile sul presupposto dell'inscindibilità delle questioni di carattere personale e patrimoniale).

    Alla luce del maggioritario orientamento giurisprudenziale, dovrebbe ritenersi competente il Tribunale per i minorenni anche nelle ipotesi in cui il genitore naturale chieda, a seguito dell'inadempimento dell'altro genitore all'obbligo di corrispondere l'assegno mensile di mantenimento per il figlio stabilito in un precedente provvedimento del Giudice minorile, la pronuncia dell'ordine di versamento diretto a carico del datore di lavoro dell'inadempiente, ex art. 156, comma 6, cod. civ., tenuto conto, per un verso, che tale misura coercitiva rappresenta una modifica della modalità di pagamento dell'assegno di mantenimento rispetto a quella stabilita dal Tribunale per i minorenni (cfr. Cass. 27 gennaio 2004, n. 1398, in Foro it., 2004, I, 2811, che ha definito l'ordine di distrazione delle somme una «modalità di pagamento dell'assegno»), e, per altro verso, che la Corte costituzionale ha ritenuto che l'ordine di pagamento diretto previsto dal citato articolo 156 cod. civ. (al pari del sequestro di parte dei beni dell'obbligato) rappresenta una forma di attuazione del principio di responsabilità genitoriale, con la conseguenza che, sebbene inquadrato nel procedimento di separazione personale dei coniugi, deve ritenersi applicabile, da parte del Giudice competente, nelle controversie tra genitori naturali concernenti il mantenimento dei figli riconosciuti, come conseguenza sistematicamente deducibile dall'art. 261 cod. civ. [C. PADALINO].

 

 

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