home  | mail                                                                                                                        Anno V, Gennaio 2011

 

TRIBUNALE PER I MINORENNI DI ROMA; decreto 14 maggio 2010; Pres. RIVELLESE; Est. CAPRANICA.

 

Filiazione naturale – Affidamento ad entrambi i genitori – Accesissima conflittualità tra i genitori – Obiettiva lontananza di uno dei genitori – Motivi ostativi – Esclusione – Affidamento esclusivo – Inopportunità – Rischio concreto – Esclusione di un genitore dalla vita del minore (Cod. civ., artt. 155, 155-bis e 317-bis).

«L’affidamento esclusivo dei figli ad uno dei genitori, in presenza di accesissima conflittualità genitoriale e del trasferimento della residenza del figlio, unilateralmente deciso dal genitore convivente, in luogo diverso e non prossimo, indurrebbe tale genitore ad escludere del tutto l’altro dalle scelte di vita, di educazione, istruzione e cura del minore, fino a sminuire talmente tale figura genitoriale da pregiudicare definitivamente il figlio nel suo diritto di mantenere un equilibrato rapporto continuativo e di ricevere affetto e cure da entrambi i genitori» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

__________

(1) Nella specie, il Giudice minorile, in applicazione del riferito principio di diritto, ha disposto l’affidamento condiviso del figlio minore (di due anni), sebbene, durante il procedimento minorile, non si sia mai sopita l’accesissima litigiosità tra i due genitori.

Tale pronuncia si inserisce nel consolidato orientamento giurisprudenziale in base al quale l’affidamento dei figli ad entrambi i genitori non può essere escluso né dalla presenza di un’accesissima conflittualità tra i genitori (cfr., da ultimo, Trib. Torino 8 febbraio 2010, inedita, secondo cui l’elevato livello di conflittualità che caratterizza i rapporti tra coniugi e le accuse che gli stessi reciprocamente si rivolgono non costituiscono elementi che possono indurre a ritenere l’affidamento ad entrambi i genitori contrario all’interesse delle figlie minori), né dall’obiettiva lontananza dei luoghi di residenza dei genitori (nella specie: il padre risiedeva a Roma, mentre la madre si era trasferita, unitamente al figlio, a Fermo).

Piuttosto, tale ultima circostanza di fatto dovrà essere tenuta in debita considerazione dal Giudice:

a)            nel disciplinare le modalità di frequentazione del figlio con il genitore non convivente (nella specie: il Tribunale per i minorenni ha stabilito la presenza del figlio presso l’abitazione del padre una volta al mese, per una settimana consecutiva, con obbligo a carico di tale genitore di prelevarlo dall’abitazione materna e di riportarlo in tale luogo a sua cura e spese);

b)            nel quantificare il contributo di mantenimento in favore del minore, considerato che le spese mensili necessarie per prelevare il minore e per riportarlo nel luogo di sua abituale dimora potrebbero incidere sul reddito e sulle disponibilità economiche del genitore onerato (nella specie, il padre versava, al pari della madre, in condizioni di precarietà lavorativa).

Su quest’ultimo profilo, cfr., in giurisprudenza, Cass. 19 aprile 2010, n. 9277, in Famiglia e min., 2010, 7, 41, con nota di Padalino, Le somme versate sono necessarie perchè permettono di rispondere alle attuali esigenze, secondo cui i maggiori oneri che uno dei genitori, esercitando il diritto-dovere di frequentazione del figlio, deve sostenere per raggiungere la prole residente in un luogo non prossimo, di per sé soli, non giustificano la riduzione del contributo di mantenimento del figlio gravante su di lui.

In dottrina, si veda, in generale, AULETTA, Art. 155, in GABRIELLI (diretto da), Commentario del codice civile, Della Famiglia, Artt. 74-176, Torino, 2010, 695, secondo cui: «le disponibilità dei genitori devono ricostruirsi, tenendo conto delle poste attive e passive di cui si compone il loro patrimonio ivi comprese le maggiori spese che generalmente essi devono affrontare in seguito alla crisi»; mentre, con riferimento alle poste passive indicate nella pronuncia in rassegna, cfr. ARCERI, L’affidamento condiviso, Milano, 2007, 167, secondo cui, ai fini della valutazione della complessiva capacità economico-patrimoniale del genitore onerato, devono essere considerate: «le spese affrontate per raggiungere e soggiornare nel luogo, eventualmente distante dall’abitazione di uno dei genitori, dove la prole vive abitualmente». [C. PADALINO].

 

 

 

VEDI TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA