home  | mail                                                                                                                        Anno III, Novembre 2007

 

I

TRIBUNALE DI BOLOGNA; decreto 19 giugno 2007; Pres. BETTI; Est. COSTANZO.

Separazione personale – Modifica delle condizioni – Esercizio della potestà – Controversie – Mantenimento del minore – Inclusione – Spese straordinarie per la prole – Contrasti sulla misura e sulle modalità di ripartizione delle spese – Art. 709-ter c.p.c. – Applicabilità (Cod. civ., art. 155; cod. proc. civ., art. 709-ter).

Separazione personale – Condizioni della separazione relative alle spese straordinarie – Interpretazioni divergenti e continui contrasti tra i coniugi – Modifica delle condizioni – Necessità – Ripartizione analitica delle singole voci di spesa e prescrizioni in ordine al rimborso delle stesse – Opportunità (Cod. civ., art. 155; cod. proc. civ., art. 709-ter).

«Tra le controversie prese in considerazione dall’art. 709-ter c.p.c. rientrano anche quelle inerenti al mantenimento del minore e alla ripartizione del contributo tra i genitori: l’esercizio della potestà comporta l’assunzione di decisioni che possono avere riflessi economici; il nuovo art. 155 c.c. considera come strettamente connessi il profilo dell’affidamento e quello del mantenimento del minore, anche il contrasto su questioni economiche può comportare un pregiudizio per il minore (Nella specie, il giudice del merito, in applicazione del riferito principio di diritto, ha sostenuto che la controversia tra le parti in ordine alla misura ed alle modalità di ripartizione delle spese straordinarie sostenute nell’interesse del figlio minore rientrava nella previsione dell’art. 709-ter c.p.c.)» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

«In tema di mantenimento dei figli minori, allorché sorgano contrasti tra i genitori in ordine alla misura e alle modalità di ripartizione delle spese straordinarie relative alla prole (sfociati, anche, in procedimenti giudiziari), è opportuno, per un verso, stabilire analiticamente le spese straordinarie da sostenersi nell’interesse dei minori (nonché le relative modalità di rimborso delle stesse), e, per altro verso, prevedere che le stesse vengano previamente concordate tra i genitori» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

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II

TRIBUNALE DI REGGIO EMILIA; ordinanza 30 aprile 2007; Pres. ed Est. PISCOPO.

Separazione personale – Giudiziale – Inadempimento all’obbligo di pagamento dell’assegno di mantenimento per la figlia – Ammonimento ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c. – Ammissibilità (Cod. civ., art. 155; cod. proc. civ., art. 709-ter).

«Il perdurante inadempimento di uno dei coniugi nel versamento delle somme poste a suo carico a titolo di concorso nel mantenimento della moglie e della figlia giustifica il suo ammonimento ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c.» (massima affidamentocondiviso.it) (3)

VEDI TESTO INTEGRALE DELL'ORDINANZA

__________

(1-3) Con il decreto in esame, il Giudice del merito, facendo buon governo del disposto di cui all’art. 709-ter c.p.c., ha incluso nelle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale anche quelle relative al mantenimento dei figli (segnatamente, quelle in ordine alla misura ed alle modalità di ripartizione delle spese straordinarie).

La vicenda. Con ricorso ex art. 710 c.p.c., il marito ha chiesto la revisione delle condizioni della separazione giudiziale dei coniugi (pronunciata su conclusioni proposte congiuntamente dagli stessi), nella parte relativa alla ripartizione delle spese straordinarie da sostenersi nell’interesse del figlio minore, sul rilievo che l’attuazione delle relative disposizioni contenute nella sentenza aveva dato luogo ad un nutrito contenzioso.

Il Tribunale adito, premessa la qualificazione giuridica dell’azione proposta ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c. (e non già ex art. 710 c.p.c.); che, per la loro ampiezza e genericità (e per il mancato espresso richiamo alla necessità, in via di regola, del previo accordo tra le parti), le condizioni contenute nella sentenza di separazione, relative alle spese straordinarie, presupponevano una buona intesa tra i genitori (nella specie mancante); che, pertanto, le richiamate condizioni avevano dato origine ad interpretazioni divergenti ed a contrasti tra i genitori; a parziale modifica delle condizioni della separazione, ha determinato analiticamente i criteri di decisione e di rimborso delle spese straordinarie (ossia, quelle mediche non mutuabili, di iscrizione del minore ad un corso di lingua inglese e di attività sportive, nonché per le vacanze, invernali ed  estive, dello stesso minore).

Contrasti sul regime delle spese straordinarie. In fattispecie analoga a quella in esame, sebbene riferita al giudizio divorzile, i giudici di legittimità hanno confermato la pronuncia della Corte territoriale che, in ragione del comportamento in concreto posto in essere dagli ex coniugi di sistematico contrasto e di opposizione l'uno alle richieste dell'altro nel preteso interesse della loro figlia, affidata alla madre, ha espressamente ritenuto più rispondente alle esigenze di tutela degli interessi morali e materiali della minore eliminare la regola, definita «aperta», disposta dai primi giudici (secondo cui il padre avrebbe dovuto provvedere al rimborso del 50% degli esborsi straordinari effettuati dal genitore affidatario), elevando, al contempo, l'entità complessiva del contributo di mantenimento dovuto dal padre, includendovi, pure, tutti i presumibili oneri per spese straordinarie, ad  eccezione  di  quelle  mediche  per  prestazioni  di  particolare rilievo, non erogate dal S.S.N. (Cass. 22 agosto 2006, n. 18242, pubblicata in questa Rivista).

In quell’occasione, la Corte di cassazione ha rilevato che il nuovo regime delle spese straordinarie, censurato dal genitore non affidatario, era stato «espressamente ed  irreprensibilmente, anche dal punto di vista motivazionale, applicato onde superare i rilevati contrasti tra gli ex coniugi, con evidenza nocivi alle esigenze di sano ed equilibrato sviluppo psicofisico della minore».

Ne discende che, a differenza della soluzione adottata dalla pronuncia annotata, in quest’ultimo caso, il giudice, in presenza di contrasti tra i coniugi sulla necessità della spesa straordinaria, sul previo accordo e sull’ammontare degli importi richiesti, ha preferito modificare la clausola relativa alle spese straordinarie contenuta in sentenza, eliminando tale tipo di contribuzione «diretta» attraverso la loro forfetizzazione nell’assegno periodico di mantenimento.

Controversie sul mantenimento dei figli. Entrambe le pronunce in rassegna ammettono l’applicabllità della norma di cui all’art. 709-ter c.p.c. alle ipotesi di inadempimento, da parte di uno dei coniugi, agli obblighi di mantenimento della prole.

In senso conforme, Trib. Modena 29 gennaio 2007, pubblicato in questa Rivista, ed ivi gli ulteriori riferimenti giurisprudenziali, nonché Trib. Modena 21 luglio 2006, in www.giuraemilia.it, secondo cui: « In tema di gravi inadempienze commesse da uno dei genitori, l’omessa corresponsione del contributo di mantenimento in favore dei minori determina un vero e proprio danno non patrimoniale a carico degli stessi, da ritenersi presuntivamente esistente, stante la gravità dell’inadempienza e l’attentato che essa comporta ai diritti costituzionali della prole. Ne discende che l’obiettivo inadempimento posto in essere da uno dei genitori giustifica l’adozione della sanzione del risarcimento del danno in favore dei minori, da quantificarsi secondo il principio di gradualità (Nella specie, il giudice del merito, in applicazione del riferito principio di diritto, condannava il padre al risarcimento del danno in favore del minore in misura corrispondente a due mensilità dell'assegno di mantenimento») [C. PADALINO].

***

Con il decreto in commento, il Tribunale di Bologna ha offerto un’interessante interpretazione relativa alla portata applicativa dell’art. 709-ter c.p.c. (introdotto dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54), sia sotto il profilo procedurale che sostanziale.

Aspetti processuali. Una delle questioni interpretative maggiormente dibattute ha avuto ad oggetto l’individuazione del Giudice competente «per la risoluzione delle controversie insorte fra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale o delle modalità di affidamento» nelle ipotesi in cui non sia pendente alcun procedimento di separazione, divorzio o invalidità del matrimonio.

Ci si è chiesti, inoltre, in quali forme il giudizio si debba svolgere, dal momento che la norma nulla dice al riguardo, limitandosi ad aggiungere che «per i procedimenti di cui all’art. 710 c.p.c. è competente il tribunale del luogo di residenza del minore»

Sicché si era dedotto che, nel caso in cui il genitore intendesse conseguire una modifica delle condizioni di affidamento dei figli avrebbe dovuto presentare ricorso ex art. 710 c.p.c. (o ex art. 9  della L. n. 898/70, in caso di intervenuto divorzio), mentre avrebbe dovuto agire con ricorso ad hoc ex art. 709-ter c.p.c. qualora intendesse solo risolvere un conflitto relativo alle modalità di esercizio della potestà e all’affidamento, senza modificare i provvedimenti in essere. (cfr. E. D’ALESSANDRO, Profili di interesse processuale, in S. PATTI - L. ROSSI CARLEO (a cura di), L’affidamento condiviso, Milano, 2006, 299 e segg.).

Si è ritenuto, poi, che il processo debba svolgersi con le forme della camera di consiglio avanti il Tribunale in composizione collegiale, qualificandolo come procedimento di volontaria giurisdizione, dal momento che viene in rilievo la gestione di interessi del minore (interpretazione, questa, non certo pacificamente estensibile alle ipotesi di applicazione delle sanzioni previste nel secondo comma).

Ciò premesso, deve osservarsi che il Tribunale di Bologna, dopo aver definito l’art. 709-ter c.p.c. come un «contenitore di norme eterogenee», non ha configurato il rimedio processuale in questione come un procedimento nuovo, ma ha rilevato che la domanda debba essere sic et simpliciter proposta ai sensi dell’art. 710 c.p.c. (ovvero dell’art. 9 L. n. 898/70), ed ha aggiunto che tale procedimento camerale ben può essere «appositamente instaurato», indipendentemente dalla richiesta e dalla necessità di modifica dei provvedimenti in essere.

È interessante notare che il Giudice del merito ha qualificato autonomamente, come istanza ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c., il ricorso che, invece, la parte aveva qualificato come proposto ai sensi dell’art. 710 c.p.c., poiché aveva chiesto «la modifica delle condizioni di separazione nella parte relativa alla ripartizione delle spese straordinarie».

La parte resistente aveva eccepito l’inammissibilità della domanda, assumendo che non erano sopraggiunte circostanze nuove tali da giustificare una modifica delle condizioni vigenti.

Il Tribunale ha ritenuto, invece, ammissibile l’istanza, sulla base dell’accertata sussistenza di una controversia inter partes in ordine alle condizioni di affidamento e mantenimento del minore,  evidenziando che «neppure è necessario operare una diversa qualificazione dei ricorsi contrapponendo l’istanza concernente l’attuazione alla semplice domanda di modifica».

La soluzione proposta, peraltro già offerta da alcuni commentatori (cfr. G. DOSI, L’affidamento condiviso, in www.minoriefamiglia.it) è condivisibile, rispondendo al principio di modificabilità «in ogni tempo» dei provvedimenti relativi all’affidamento, alla potestà, alla misura ed alle modalità del mantenimento dei figli minori contenuta nell’art. 155-ter c.c. (pure introdotto dalla legge sull’affidamento condiviso), tanto più che il secondo comma dello stesso art. 709-ter c.p.c. prevede che il Giudice, adito per la risoluzione delle controversie ivi previste, abbia la facoltà  di «modificare i provvedimenti in vigore» in ipotesi di gravi inadempienze.

Aspetti sostanziali. Anche per quanto concerne gli aspetti sostanziali, il Tribunale di Bologna ha offerto un’interpretazione ampia del dettato normativo, ritenendo che nelle controversie relative all’esercizio della potestà genitoriale o della modalità di affidamento rientrino, anche, quelle concernenti la misura e le modalità di mantenimento del minore ed in particolare quelle relative alla contribuzione alle spese «straordinarie».

Il Giudice è giunto a tale soluzione sulla scorta delle considerazioni sopra svolte, sostenendo non essere più necessario distinguere fra istanza proposta ai sensi dell’art. 709-ter ovvero ex art. 710 c.p.c., anche perché non sempre è possibile differenziare una modifica «pura» dei provvedimenti da una modifica (od integrazione o specificazione) necessitata da difficoltà, o controversie, insorte in sede di attuazione dei provvedimenti medesimi.

Nel caso concreto – ha sostenuto il Tribunale – si era di fronte a «contrasti» fra i genitori generati dalle condizioni di affidamento e mantenimento concordate in sede di separazione consensuale, ciò che legittimava, senz’altro, l’intervento del giudice ex art. 709-ter c.p.c.

La soluzione proposta non è pacifica, dal momento che l’art. 709-ter individua l’ambito di intervento del Giudice nelle sole «controversie in ordine all’esercizio della potestà genitoriale o delle modalità di affidamento», senza alcun menzione dei provvedimenti relativi al mantenimento.

Secondo Trib. Termini Imprese 12 luglio 2006, in Foro it., I, 3243, con nota di C. CEA, non potrebbero trovar soluzione, ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c., le questioni che non implichino un contrasto attinente l’esercizio della potestà o le modalità di affidamento.

Interessante notare, al riguardo, che le modificazioni apportate dal Tribunale di Bologna alle condizioni di separazione consensuale relative al pagamento delle spese straordinarie si risolvono, nel caso trattato, sostanzialmente nella previsione della partecipazione di entrambi i genitori alla decisione che darà luogo alla spesa; si prevede infatti che le spese debbano essere «previamente concordate».

Per giungere a tale conclusione il giudice, fra l’altro, ha richiamato la vecchia formulazione dell’art. 155 c.c., ritenuta applicabile al caso concreto, secondo cui, pure nel previgente sistema di affidamento esclusivo, “le decisioni di maggiore interesse per i figli” dovevano adottarsi da entrambi i coniugi, tenendo presente l’“oggetto delle decisioni che stanno a monte dell’assunzione di spesa” ed i “riflessi sull’interesse del minore”.

Dal che si deduce che anche la regolamentazione economica dei rapporti fra i genitori per il mantenimento dei figli costituisce, secondo il Tribunale, esplicazione dell’esercizio della potestà genitoriale e ciò è tanto più valido oggi, a fronte dell’espressa previsione del nuovo art. 155 c.c. che attribuisce l’esercizio della potestà ad entrambi i genitori e prevede, in ogni caso, che le decisioni di maggior interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute siano assunte di comune accordo.

Si noti, fra l’altro, che l’ambito delle decisioni da assumere di comune accordo «copre» in via generale l’ambito delle spese comunemente definite come «straordinarie», vale a dire le spese mediche e sanitarie, scolastiche, di studio e ricreative [A. DEL COL].

 

 

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