home  | mail                                                                                                                        Anno II, Maggio 2007

 

   TRIBUNALE DI CATANIA; decreto 14 gennaio 2007; Pres. MAIORANA; Est. ESCHER.

  Cessazione degli effetti civili del matrimonio – Modifica delle condizioni - Affidamento dei figli ad entrambi i genitori (c.d. condiviso) - Ragioni ostative - Violazione del dovere di mantenimento da parte di uno dei genitori - Rilevanza - Affidamento esclusivo della prole - Legittimità (Cod. civ., artt. 155 e 155-bis).

 

 «In tema di affidamento dei figli minori, la ostinata violazione degli obblighi di mantenimento della prole, da parte di uno dei genitori (nella specie: il padre), per la sua gravità, non può non refluire sulla violazione del più ampio dovere di cura del minore, così da imporre, da un lato, un giudizio negativo sulle capacità genitoriali dell'inadempiente, e, dall'altro, l'affidamento esclusivo del figlio, stante la sussistenza di giustificate ragioni ostative all'affidamento anche all'altro genitore» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

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(1) Nella specie, il Tribunale di Catania, in applicazione del riferito principio di diritto, ha rigettato la richiesta con cui il padre - a modifica delle condizioni del divorzio - aveva chiesto l'affidamento della figlia minore ad entrambi i genitori (con consequenziale sostituzione del regime di contribuzione indiretto con quello diretto).

Segnatamente, il Giudice del merito ha rilevato che, negli ultimi sette anni dalla cessazione della convivenza dei coniugi, il padre aveva pervicacemente disatteso i provvedimenti giudiziari con i quali era stato onerato del pagamento di una somma di denaro a titolo di contributo per il mantenimento della figlia minore (pari ad Euro 280,00 mensili). Così come confermato dalla sentenza penale che lo aveva condannato per il reato di cui all'art. 570, co. 2, n. 2, c.p., nonché dalle stesse produzioni documentali del genitore, le quali attestavano il pagamento, da parte sua, di spese in favore della figlia pari a poche centinaia di euro (in ben sette anni), nonché solo 4 euro per l'anno 2004.

Deve rilevarsi che il Tribunale, richiamando la giurisprudenza della Corte di cassazione in tema di adottabilità dei minori, ha individuato nel mancato mantenimento del figlio uno degli elementi idonei a dimostrare la contrarietà all'interesse del minore dell'affidamento condiviso, sul rilievo che: «il dovere di mantenimento è uno dei doveri primari previsto dall'art. 147 c.c. a carico dei genitori, essendo finalizzato ad assicurare l'esistenza in vita, la salute ed il benessere del minore, ed è quindi strettamente collegato con il dovere di assistenza (che deve essere non solo morale ma altresì "materiale» (così testualmente nel decreto).

In via sistematica, si veda Cass., 23 maggio 1997, n. 4619, in Vita not., 1997, 807, secondo cui: «Perché si realizzi lo stato di abbandono che giustifica la dichiarazione di adottabilità di un minore, non è necessario che da parte dei genitori vi sia una precisa volontà di abbandonare il figlio, essendo sufficiente che essi tengano un comportamento inconciliabile con i diritti-doveri loro imposti dall’art. 147 c.c. e dall’art. 30 cost.; ne consegue che anche le anomalie della personalità dei genitori possono rilevare ai fini dell’accertamento dello stato di abbandono, sempre che si traducano in incapacità di allevare ed educare i figli tale da produrre danni irreversibili al loro sviluppo ed equilibrio psichico»; Cass., 4 novembre 1996, n. 9576, in Giust. civ., 1996, I, 3131, con nota di GIACALONE, secondo cui: «Perché si realizzi lo stato di abbandono che giustifica la dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore, non è necessario che da parte dei genitori vi sia una precisa volontà di abbandonare il figlio, ma è sufficiente che i genitori tengano un comportamento commissivo, ma soprattutto omissivo inconciliabile con l’esercizio del diritto-dovere di istruire, educare e mantenere i figli, loro imposto dall’art. 147 c.c. e, ancor prima, dall’art. 30 cost. (riaffermando tale principio, la suprema corte ha confermato la decisione di merito, che aveva rigettato l’opposizione allo stato di adottabilità di due sorelle tunisine, entrambe minorenni, sul presupposto del rifiuto e del distacco da queste dimostrati per la famiglia naturale e dell’incapacità dei genitori di rendersi conto della reale portata del trauma da loro subito a seguito del defenestramento per mano della madre ed in conseguenza della morte del fratellino avvenuta nelle medesime circostanze)».

 

VEDI TESTO INTEGRALE DEL DECRETO

 

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