home  | mail                                                                                                                        Anno II, Marzo 2007

 

TRIBUNALE DI CATANIA; ordinanza 15 dicembre 2006; Pres. MAIORANA; Est. DISTEFANO.

Filiazione – Cessazione della convivenza more uxorio – Assegno di mantenimento – Tribunale per i Minorenni – Competenza – Limiti (Cod. civ., artt. 147, 148, 155 e 317-bis; cod. proc. civ., art. 34, 669-terdecies e 700; legge 8 febbraio 2006, n. 54, disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli, art. 4).

«In seguito alla riforma degli articoli 155 e segg. c.c., che si applica, ivi compresi gli aspetti patrimoniali, anche ai “procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati”, il Tribunale per i Minorenni è competente a stabilire l’assegno di mantenimento in favore dei figli naturali allorché sia in corso (e, quindi, “contestualmente” alla definizione del) procedimento di affidamento della prole naturale, ferma restando, negli altri casi, la competenza del Tribunale ordinario (ossia, nelle ipotesi in cui non sia pendente un procedimento inerente le questioni di affidamento dei figli, né queste vengano prospettare in uno alle questioni di natura prettamente patrimoniale, ad es. dal genitore convenuto con domanda riconvenzionale)» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

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(1) Il provvedimento in esame ricostruisce i criteri di riparto di competenza tra Tribunale ordinario e Tribunale per i Minorenni in tema di figli naturali, sostenendo che la pendenza di un procedimento di affidamento della prole naturale (di competenza del Giudice minorile) «attrae» anche quella sulle connesse questioni patrimoniali.

La vicenda. La madre della minore proponeva ricorso ex art. 700 c.p.c. dinanzi al Tribunale ordinario, onde ottenere la condanna dell’altro genitore a corrispondere l’assegno di mantenimento per la prole.

Il Giudice designato accoglieva il ricorso; su reclamo del padre, il Tribunale di Catania, premesso che al momento del deposito del ricorso cautelare già pendeva un procedimento inerente l’affidamento dei figli presso il Tribunale per i Minorenni (peraltro, definito prima della pronuncia dell’ordinanza reclamata, mediante l’affidamento del figlio alla madre); che il padre, costituendosi dinanzi al Giudice ordinario, aveva proposto, in via riconvenzionale, domanda di affidamento condiviso della prole; revocava il provvedimento cautelare già emesso e dichiarava la propria incompetenza per materia a conoscere delle domande proposte, disponendo la trasmissione degli atti al locale Tribunale per i Minorenni.  

Le varie ipotesi. Il Tribunale di Catania, con riferimento alla competenza sulle domande di affidamento e/o mantenimento dei figli naturali, formulava le seguenti ipotesi interpretative:

a) domanda principale del genitore affidatario del figlio naturale proposta dinanzi al Tribunale ordinario e volta ad ottenere la contribuzione al mantenimento del minore da parte dell’altro genitore; quest’ultimo, costituendosi in giudizio, avanza domanda riconvenzionale per l’affidamento condiviso della prole.

In questi casi, il Giudice ordinario deve dichiararsi incompetente e rimettere tutti gli al Tribunale per i Minorenni;

b) domanda proposta da uno dei genitori al Tribunale per i Minorenni, successivamente ad una statuizione solo economica del Giudice ordinario.

In questi casi, il Giudice minorile può, in quella sede, modificare i provvedimenti di natura economica già emessi dal Tribunale ordinario.

c) azione di regresso volta al recupero, da parte del genitore convivente con la prole, delle somme già sborsate per il mantenimento dei figli.

Resta ferma la competenza del Tribunale ordinario.

 

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