home  | mail                                                                                                                        Anno II, Maggio 2007

 

   TRIBUNALE DI CATANIA; sentenza 19 gennaio 2007; Pres. MAIORANA; Est. DISTEFANO.

  Separazione personale – Convivenza more uxorio intrapresa da entrambi i genitori - Assegnazione della casa familiare - Esclusione - Valutazione discrezionale del Giudice - Insussistenza - Automatismo del provvedimento di revoca - Ingresso di un terzo estraneo - Stravolgimento dell'habitat familiare - Rilevanza (Cod. civ., art. 155-quater; legge 8 febbraio 2006, n. 54, disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli, artt. 1 e 4).

Separazione personale – Affidamento condiviso dei figli – Conflittualità esistente tra i coniugi – Irrilevanza – Determinazione dei tempi e modi di presenza dei figli presso ciascuno dei genitori - Necessità - Coincidenza con il vecchio "diritto di visita" - Ammissibilità - Differenze - Mantenimento dell'esercizio della potestà in capo ad entrambi i genitori (Cod. civ., artt. 155 e 155-bis).

 

 «Allorché i due genitori (comproprietari dell'immobile) abbiano intrapreso, rispettivamente, una convivenza more uxorio con terze persone, non può essere disposta l'assegnazione della casa familiare a nessuna delle parti. In questi casi, il tenore testuale dell'art. 155-quater c.c. non lascia diverso spazio interpretativo, vietando l'assegnazione con un automatismo che prescinde da ogni eventuale valutazione del concreto interesse dei minori, sul rilievo che, secondo l'intenzione del legislatore, l'ingresso di un terzo stravolge l'habitat familiare a tutela del quale l'assegnazione medesima è preposta» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

«L’affidamento dei figli ad entrambi i genitori (c.d. condiviso) non può ritenersi precluso, di per sé, dalla mera conflittualità esistente tra i coniugi, poiché altrimenti avrebbe solo un’applicazione residuale, coincidente con il vecchio affidamento congiunto (e ciò, anche, considerando che uno dei coniugi potrebbe strumentalmente innescare, in via unilaterale, i conflitti al fine, magari, di orientare il decidente verso un affidamento monogenitoriale). Nell'ipotesi di conflittualità tra le parti, pur nell'ambito dell'affidamento condiviso, l'intervento del giudice soccorrerà a stabilire con quale dei genitori la prole debba convivere, a disciplinare i diversi tempi di permanenza (sino a poter coincidere, per il genitore non convivente, con il vecchio "diritto di visita"); fermo restando, in ogni caso, l'esercizio della potestà in capo al genitore non convivente, e, quindi, il diritto di questi ad aver voce in capitolo anche nei rapporti con i terzi (ad esempio nell'ambito scolastico)» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

 

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(1) Nella specie, il Tribunale di Catania, in applicazione del riferito principio di diritto, ha revocato l'assegnazione della casa familiare già disposta in favore del padre (in qualità di affidatario dei due figli minori sin dalla fase presidenziale), rilevando che, per l'immobile in comproprietà tra i coniugi, «troverà applicazione l'ordinaria disciplina civilistica, da far eventualmente valere in altra sede».

In senso conforme, nell'ipotesi di coppia di coniugi senza figli, si veda Cass., 22 marzo 2007, n. 6979, pubblicata in questa Rivista, secondo cui: «In mancanza di una normativa speciale in tema di separazione (e di divorzio), qualora i coniugi non abbiano figli, la casa familiare in comproprietà è soggetta alle norme sulla comunione, al cui regime dovrà farsi riferimento per l'uso e la divisione».

(2) Secondo la pronuncia in esame, a causa della conflittualità esistente tra le parti, è opportuno prevedere l'esercizio separato della potestà genitoriale, nel senso esattamente che, nei periodi di rispettiva permanenza, ciascuno dei genitori potrà effettuare, senza l'accordo con l'altro (o contro la sua volontà), le scelte di ordinaria amministrazione che riterrà maggiormente opportune per la prole.

Quanto ai rispettivi tempi di permanenza della prole presso ciascuno dei genitori, il Tribunale, premesso che i due figli minori avevano manifestato il desiderio di riavvicinarsi alla madre (andando a vivere con lei), stante i rapporti conflittuali con la nuova compagna del padre; che la madre era casalinga, mentre il padre bracciante agricolo e, quindi, spesso fuori casa per motivi di lavoro; che i minori rimanevano, di fatto, affidati alle cure della convivente del padre o della zia; che uno dei figli aveva avuto un pessimo andamento scolastico, tanto da perdere l'anno; che il figlio maggiorenne già viveva con la madre per sua scelta; che il C.T.U. aveva evidenziato il bisogno di tutti e tre i fratelli di stare insieme; ha ritenuto opportuno che i due figli minori vivessero prevalentemente con la madre, garantendo ampi tempi di permanenza con il padre.

 

VEDI TESTO INTEGRALE DELLA SENTENZA

 

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