home  | mail                                                                                                                        Anno VI, Ottobre 2010

 

   TRIBUNALE DI CATANIA; ordinanza 21 ottobre 2010; Giudice DISTEFANO.

Procreazione medicalmente assistita – Divieto di fecondazione eterologa – Relative sanzioni – Diritto al rispetto della vita privata e familiare - Indebita ingerenza -  Principio di non discriminazione e di ragionevolezza - Denunciata lesione (Cedu, artt. 8 e 14; Cost., artt. 2, 3, 31, 32 e 117; legge 19 febbraio 2004, n. 40, Norme in materia di procreazione medicalmente assistita, artt. 4, 9 e 12). Solleva questione di legittimità costituzionale.

«E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 3, dell’art. 9, commi 1 e 3, limitatamente alle parole “in violazione del divieto dell’art. 4, comma 3”, e dell’art. 12, comma 1, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, per contrasto con gli artt. 2, 3, 31, 32, commi 1 e 2, e 117 Cost., nella parte in cui impongono il divieto di ricorrere alla fecondazione medicalmente assistita di tipo eterologo e prevedono sanzioni nei confronti delle strutture sanitarie che dovessero praticarla» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

 

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(1) Il Tribunale di Catania, con la pronuncia in rassegna, dubita della legittimità costituzionale delle disposizioni normative contenute nella legge 19 febbraio 2004, n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita), concernenti il divieto di ricorrere a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo (art. 4, comma 3), le relative sanzioni (art. 12, comma 1), nonché due incisi contenuti nell'art. 9, commi 1 e 2, in cui si fa riferimento al predetto divieto, sul rilievo che: «occorre garantire il diritto alla vita privata - intesa come diritto a scelte intime e private senza ingerenza di alcuna autorità - e di autodeterminazione della coppia che voglia avere figli e che possegga i requisiti soggettivi, previsti dalla legge 40/2004, ma che debba ricorrere, in ragione del proprio quadro clinico, alle tecniche di fecondazione eterologa» (così l'ordinanza in rassegna, pag. 17).

Secondo la Corte costituzionale, le disposizioni che prevedono il divieto di fecondazione eterologa sono fra loro intimamente connesse e formano un autonomo e definito sistema (cfr. Corte cost. 28 gennaio 2005, n. 49, in Foro it., 2005, I, 626, nonché in www.cortecostituzionale.it).

L'eventuale accoglimento della sollevata questione di costituzionalità determinerebbe l'abolizione di un divieto e, conseguentemente, una condotta fino ad oggi vietata - la procreazione di tipo eterologo - diverrebbe consentita.

In argomento, il referendum per l'abrogazione delle norme della legge n. 40/2004 concernenti, tra l'altro, il divieto di ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, tenutosi il 12 e 13 giugno 2005, non ha raggiunto il quorum minimo.

Sul punto, un autorevole esponente della dottrina ha affermato che: «solo il mancato raggiungimento del quorum referendario ha fatto sì che, sul piano legislativo, nulla sia cambiato rispetto alla originaria formulazione» (M. Sesta, La procreazione medicalmente assistita tra legge, Corte costituzionale, giurisprudenza di merito e prassi medica, in Famiglia e dir., 2010, 8-9, 839, il quale ha rilevato, con riferimento ai cinque anni trascorsi dall'approvazione della legge n. 40/2004, che «sembra essere la storia di un rigetto»).

La vicenda. Una giovane coppia di coniugi (lui di 39 anni, lei di 36) non può avere figli, essendo stata accertata, per la moglie, una sterilità assoluta causata da menopausa precoce.

Dopo aver sostenuto varie terapie ormonali (tutte totalmente infruttuose e, peraltro, dannose per la salute della moglie), i medici cui si sono rivolti, da ultimo, i coniugi hanno concluso che l'unica via per risolvere i loro problemi d'infertilità potrebbe essere il ricorso alla tecnica della c.d. «ovodonazione» (ossia, l'impianto di gameti femminili provenienti da una donatrice esterna alla coppia); tuttavia, i medici hanno rifiutato di eseguire tale tecnica di procreazione assistita, in quanto vietata dall'art. 4, comma 3, legge n. 40/2004.

Per tale motivo, i coniugi hanno proposto, dinanzi al Tribunale di Catania, un ricorso d'urgenza ex art. 700 cod. proc. civ. nei confronti del Centro medico presso cui erano in cura, affinché fosse ordinato a quest'ultimo di: «eseguire a favore dei ricorrenti, secondo l’applicazione delle metodiche della procreazione assistita, la c.d. fecondazione eterologa e nel caso di specie la donazione di gamete femminile, secondo le migliori e accertate pratiche mediche, applicando le procedure dettate dalla scienza medica per assicurare il miglior successo della tecnica in considerazione dell’età e dello stato di salute dei pazienti».

A sostegno di tale ricorso, i coniugi hanno evidenziato la possibilità di una rilettura del divieto dell'art. 4, comma 3, della legge n. 40/2004, incentrata sulla valorizzazione del combinato disposto degli artt. 4 e 5 della legge citata, e, in via subordinata, hanno chiesto che fosse ritenuta non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del citato art. 4, comma 3, per violazione degli artt. 2, 3, 31, 32 e 117 Cost.

Il Tribunale di Catania ha ritenuto, per un verso, di non poter superare il divieto in esame attraverso un'interpretazione costituzionalmente orientata della legge (anche alla luce dell'art. 5 della stessa), ovvero attraverso un'interpretazione conforme alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, e, per altro verso, ha ritenuto che i dubbi di costituzionalità della normativa in esame non fossero manifestamente infondati, sul rilievo che tale normativa di pone in violazione degli artt. 8 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, come interpretati dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo dell'1 aprile 2010 (S.H. e altri contro Austria n. 57813/00), resa in un caso identico a quello sottoposto all'esame del Giudice italiano.

Profili di incostituzionalità. Secondo il Giudice remittente, con l'introduzione del divieto di procreazione assistita di tipo eterologo, si viola il principio di eguaglianza di cui all'art. 3 Cost., non solo sotto il profilo della disparità di trattamento, ma, anche, sotto il profilo della ragionevolezza della legge n. 40/2004, poiché: «vengono, infatti, trattate in modo diverso le coppie con problematiche di procreazione, a seconda del tipo di sterilità che le colpisce» (così l'ordinanza in rassegna).

Il Tribunale di Catania ha rilevato che la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo dell'1 aprile 2010 contiene solidi argomenti a sostegno della violazione dell'art. 3 Cost., con riferimento alla violazione del principio di non discriminazione (ex art. 14 CEDU), avendo rilevato la Corte Europea che non vi era alcuna ragionevole ed obiettiva giustificazione al divieto di fecondazione eterologa introdotta dalla legislazione austriaca (che, in materia, è identica a quella italiana).

Allo stesso modo, il Tribunale di Catania ha ritenuto che le argomentazione poste dal legislatore italiano a fondamento del divieto di fecondazione eterologa, così come risultanti dai lavori preparatori alla legge n. 40/2004 (garanzia dell'unitarietà della famiglia e del rispetto dell'identità del figlio), non costituiscano giustificazione oggettiva e ragionevole in merito alla disparità di trattamento della coppia che richiede di ricorrere alla donazione di ovuli (a cui viene impedito il realizzare il proprio desiderio di avere un figlio) rispetto alla coppia che può fare ricorso a tecniche di procreazione artificiale senza ricorrere alla donazione di ovuli, trattandosi, in entrambi i casi, di un diritto costituzionalmente tutelato, quale quello alla formazione di una famiglia ed alla maternità/paternità.

La comunità degli affetti. Valorizzando il principio di responsabilità genitoriale (che, da oltre trent'anni, caratterizza, in ambito comunitario, le relazioni familiari), il Tribunale di Catania ha ritenuto che il divieto introdotto dall'art. 4, comma 3, legge n. 40/2004, letto alla luce della prospettiva europea, non sia giustificato e ragionevole ove si consideri che il nostro ordinamento giuridico prevede la possibilità di una discrepanza tra genitorialità genetica e genitorialità legittima (ad es., l'adozione), prevalendo, quindi, «una idea dei rapporti di filiazione che pone a fondamento delle relazioni giuridiche familiari i rapporti affettivi (la comunità di affetti) e l'assunzione di responsabilità (ponendo solo sullo sfondo e non come necessità la relazione biologica, che è anzi rescindibile rispetto ai genitori di origine dell'adottato»; in altri termini: «esistendo altre ipotesi, ritenute ammissibili nell'ordinamento di riferimento, di "parentele atipiche", non è possibile sostenere che il fine di prevenirne l'insorgenza possa assurgere a giustificazione del divieto di procreazione eterologa».

Pregiudizio alla salute della donna. Da ultimo, secondo il Giudice remittente, il divieto di fecondazione eterologa si pone in contrasto con l'art. 32 Cost., per il pregiudizio alla salute della donna che sarebbe costretta, al fine di tentare di risolvere i propri problemi procreativi, a sottoporsi a pratiche mediche meno indicate, dai risultati più incerti e, magari, pericolosi per la propria salute, anziché ricorrere alla metodologia scientifica nel caso concreto più adatta e sicura da un punto di vista medico (cfr., in chiave sistematica, Corte cost. 8 maggio 2009, n. 151, in www.cortecostituzionale.it).

L'altra questione di costituzionalità. L'art. 4, comma 3, della legge n. 40/2004 è stato sospettato di porsi in contrasto con il combinato disposto degli artt. 8 e 14 della CEDU, come interpretato dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo dell' 1 aprile 2010, anche dal Tribunale di Firenze, giusta ordinanza del 13 settembre 2010, resa in una fattispecie in cui la coppia di coniugi non poteva avere figli per l'assoluta sterilità del marito.

In quell'occasione, il Giudice remittente ha affermato che il ragionamento contenuto nella citata sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: «possa far ritenere in contrasto con la Convenzione europea anche il divieto contenuto nell'art. 4, comma 3, della L. 40/2004, essendo del tutto analoghe le osservazioni spendibili contro le rationes legis sopra evidenziate, posto che anche in Italia sono già ammesse le parentele atipiche (come l'adozione), con conseguente esclusione della ragionevolezza della disciplina».

Ciò posto, spetterà alla Corte costituzionale valutare la legittimità, o meno, del divieto di fecondazione eterologa previsto nella legge n. 40/2004, individuando un ragionevole punto di equilibrio tra i diversi beni costituzionali coinvolti [C. PADALINO].

 

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