home  | mail                                                                                                                        Anno IX, Aprile 2014

 

TRIBUNALE PER I MINORENNI DI CATANIA; decreto 22 maggio 2013; Pres. PRICOCO; Est. LO TRUGLIO.

 

  Provvedimenti in materia di responsabilità genitoriale - Decadenza dalla responsabilità genitoriale - Previa pendenza di procedimenti separativi, divorzili o ex art. 317-bis cod. civ. - Competenza - Tribunale ordinario - Esclusione (Cod. civ., artt. 155, 317-bis, 330 e 333; legge 10 dicembre 2012, n. 219, art. 3).

  Procedimenti in materia di figli nati fuori del matrimonio – Pendenza del procedimento - Provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale - Competenza - Tribunale ordinario - Principio di concentrazione delle tutele e di organicità dei provvedimenti - Applicabilità (Cod. civ., artt. 317-bis e 333; legge 10 dicembre 2012, n. 219, art. 3).

   «L'art. 38, comma 1, disp. att. cod. civ., nella parte in cui il legislatore, nell'enucleare le ipotesi di deroga alla competenza del tribunale per i minorenni, fa riferimento anche alle disposizioni di cui "al primo periodo" va interpretato nel senso che la competenza spetta al G.O. per i provvedimenti richiamati nel "periodo precedente" (e, dunque, esclusivamente quelli ex art. 333 cod. civ.), impropriamente definito "primo". In questo senso, la citata disposizione normativa è aderente all'orientamento della Suprema Corte circa i confini dei provvedimenti in concreto assumibili, in materia di affidamento dei minori, dal tribunale ordinario in presenza di situazioni di pregiudizio» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

   «In tema di figli nati fuori del matrimonio, il tribunale ordinario, in applicazione del principio di concentrazione delle tutele ed organicità dei provvedimenti, è competente sia per i procedimenti ex art. 317-bis cod. civ. che per quelli ex art. 333 cod. civ. proposti in corso di giudizio, stante la stretta connessione che esistente tra l'art. 317-bis citato e la disamina dei profili attinenti all'esercizio della potestà (come desumibile dalla stessa rubrica di tale articolo, recante l'espressione "esercizio della potestà" e dal suo inserimento del titolo IX relativo alla "Potestà dei genitori"). Diversamente argomentando, si avrebbe un risultato paradossale ed in assoluto contrasto con la ratio legis, volta al precipuo obiettivo di completa parificazione del regime giuridico per tutti i minori, indipendentemente dal vincolo coniugale o meno tra i loro genitori» (massima affidamentocondiviso.it) (2) 

 

__________

(1-2) Con riferimento al nodo interpretativo posto dalla nuova formulazione dell'art. 38, comma 1, disp. att. cod. civ., avente ad oggetto il passaggio o meno al Tribunale ordinario  della competenza ad assumere, in pendenza dei giudizi separativi, divorzili o di affidamento di figli nati fuori del matrimonio, i provvedimenti di decadenza dalla responsabilità genitoriale ex art. 330 cod. civ., i il Tribunale per i minorenni di Catania, con la pronuncia in rassegna, ha chiarito che nulla è cambiato rispetto al passato e che la competenza continuerà a spettare al Giudice minorile.

Tale tesi interprativa appare estremamente ragionevole e di buon senso, non essendovi alcun riferimento normativo che consenta di ritenere sottratta al Giudice minorile, in ipotesi di pendenza di un giudizio di separazione o divorzio, la competenza ad adottare i provvedimenti di decadenza dalla responsabilità genitoriale.

In tal senso, la giurisprudenza di merito ha affermato che la legge n. 219/2012: «ha ampliato le competenze del giudice ordinario solo con riguardo alle limitazioni ex art. 333 cod. civ. ma lasciando immutata la esclusiva competenza del T.M. per le pronunce ex art. 330 c.c.: pronunce che il tribunale ordinario non potrebbe dunque emettere nemmeno se pendente un giudizio di separazione o divorzio. Questo è confermato dallo sfoglio dei lavori parlamentari, dalla lettera dell'attuale art. 38 disp. att. c.c. e da un approccio sistematico alla questione che vede, al centro dell'azione ex art. 330 c.c., il pubblico ministero minorile, organo estraneo all'apparato giudiziario del tribunale ordinario» (così Trib. Milano 11 dicembre 2013, in www.altalex.it).

Secondo un'altra pronuncia di merito, l'inciso trascritto nel primo comma dell'art. 38 disp. att. cod. civ. («anche per i provvedimenti contemplati dalle disposizioni richiamate nel primo periodo») deve essere rapportato unicamente al primo periodo della seconda - e non della prima - parte della citata disposizioe normativa, in tal modo attribuendosi al giudice ordinario l'emanazione dei soli provvedimenti ex art. 333 cod. civ. (e non anche di quelli ex art. 330 cod. civ.), essendo significativo l'utilizzo nel primo periodo della seconda parte del primo comma dell'art. 38 cit. dell'espressione procedimenti di cui all'art. 333, contrapposta, nella seconda parte della medesima disposizione separata da un punto e virgola, all'espressione provvedimenti contemplati dalle disposizioni richiamate nel primo periodo (Trib. minori Palermo 11 dicembre 2013, richiamata nella nota di Randazzo, (Dis)organiche considerazioni sul nuovo art. 38 disp. att. c.c. - raccogliamo le idee, in www.magistraturademocratica.it, secondo cui sarebbe opportuno adattare la lettura del dato testuale ad una coerente interpretazione logica e sistematica, rispettosa del discrimine tra i provvedimenti volti a regolamentare le modalità di esercizio della potestà da parte di una coppia genitoriale separata, e quelli incidenti sulla spettanza della potestà).

Al riguardo, è significativo rilevare che l'Ufficio Massimario della Suprema Corte di Cassazione, nel volume dedicato alla rassegna della giurisprudenza di legittimità dell'anno 2013 (pubblicato nel sito www.cassazione.it), ha dedicato, nell'ambito del capitolo intitolato «La famiglia e la tutela degli incapaci», curato da Fasano, un paragrafo sulle modifiche introdotte dalla legge n. 219/2012 («I figli nati fuori dal matrimonio»), ove ha segnalato, tra le principali novità, le seguenti: «la sottrazione al tribunale dei minorenni in tema di affidamento e mantenimento dei figli, che vengono assegnati al tribunale ordinario; la conferma della competenza del tribunale per i minorenni in caso di condotta del genitore pregiudizievole ai figli (art. 333 cod. civ.), purché non sia in corso tra le parti un giudizio di separazione o divorzio o relativo all'esercizio della potestà genitoriale ex art. 316 cod. civ.».

 Ne consegue che, secondo l'Ufficio Massimario della Suprema Corte, il legislatore del 2012 ha inteso attribuire al giudice ordinario, in pendenza di procedimenti separativi, la competenza ad adottare i soli provvedimenti dal contenuto limitativo della responsabilità genitoriale (ex art. 333 cod. civ.), senza fare alcun cenno, neppure in forma dubitativa, alla possibilità di adottare anche i provvedimenti ablativi della detta responsabilità.

A conferma di quanto sinora esposto sia consentito il rinvio a Padalino, La competenza sulla decadenza dalla potestà genitoriale, in www.minoriefamiglia.it/pagina-www/mode_full/id_1122/, cui è opportuno aggiungere due ulteriori considerazioni che sembrerebbero rafforzare la tesi in base alla quale la competenza ad adottare i provvedimenti di decadenza dalla responsabilità genitoriale è rimasta in capo al Giudice minorile, senza alcuna eccezione:

1) il canone interpretativo della costanza terminologica del linguaggio legislativo, secondo cui il legislatore, nell'ambito di uno stesso testo normativo, impiega ciascun termine, sintagma o locuzione sempre con lo stesso significato (si veda Cass. 28 luglio 2005, n. 15813, in Foro it., 2006, I, 766, e Cass. 17 agosto 2004, n. 16065, ivi, 2005, I, 109).

In applicazione di tale canone interpretativo, giova rilevare che il legislatore, qualora avesse voluto riferirsi ai provvedimenti contemplati nel primo comma dell'art. 38 disp. att. c.c. (per intenderci, ai provvedimenti contemplati dagli artt. 84, 90, 330, 332, 333, 334, 335 e 371, ultimo comma, cod. civ.), avrebbe fatto ricorso alla locuzione «periodo precedente», impiegata nel secondo comma, secondo periodo, del citato art. 38 per intendere il riferimento agli obblighi di alimenti e mantenimento della prole (contenuti nel periodo preceduto dal punto). Viceversa, usando la diversa locuzione «primo periodo» (anziché «periodo precedente»), dovrebbe ritenersi che il legislatore abbia inteso riferirsi ai provvedimenti contemplati nel medesimo capoverso (ossia, quello preceduto dal punto e virgola) e non già nel capoverso precedente.

2) l'argomento storico, secondo cui, in mancanza di elementi chiarificatori emergenti dai lavori preparatori, è ragionevole ritenere che l'intenzione del legislatore sia stata quella di recepire il diritto vivente (si veda, in chiave sistematica, Cass. pen., sez. un., 31 maggio 2013, n. 23866, in Famiglia e dir., 2013, 10, 899, nonché Cass. pen. 15 novembre 2012, n. 44505, inedita).

Ne consegue che, in mancanza di elementi chiarificatori emergenti dai lavori preparatori in merito alla volontà di attribuire al giudice ordinario la competenza ad adottare i provvedimenti di decadenza dalla responsabilità genitoriale, è ragionevole ritenere che, secondo le intenzioni del legislatore, l'art. 3, comma 1, della legge n. 219/2012, ha inteso recepire il diritto vivente (ovvero la giurisprudenza della Corte di cassazione, tra cui Cass. 5 ottobre 2011, n. 20352, in Foro it., 2013, I, 333), che era nel senso di ritenere che il tribunale ordinario, nell'adottare i provvedimenti di affidamento dei figli, era chiamato a valutare anche l'eventuale sussistenza di una condotta dei genitori pregiudizievole all'interesse dei minori e ad assumere provvedimenti idonei a porvi rimedio, anche se dal contenuto limitativo della responsabilità genitoriale (quali, ad esempio, l'affidamento ai Servizi Sociali o la frequentazione con uno dei genitori con modalità protette). [C. PADALINO].   

 

 

 

 

VEDI TESTO INTEGRALE DEL DECRETO

 

 

                                                   torna indietro