home  | mail                                                                                                                        Anno III, Novembre 2007

 

CORTE DI APPELLO DI NAPOLI; Prima Sezione Civile; decreto 10 aprile 2007; Pres. TRIONE; Rel. CASTIGLIONE MORELLI.

Cessazione degli effetti civili del matrimonio – Modifica delle condizioni – Casa familiare in comproprietà tra gli ex coniugi – Assegnazione –  Nuove nozze del genitore assegnatario – Revoca – Automatismo – Necessità – Mantenimento del pregresso habitat domestico – Esclusione (Cod. civ., art. 155-quater).

Cessazione degli effetti civili del matrimonio – Modifica delle condizioni – Affidamento condiviso dei figli – Motivi ostativi – Distanza tra le residenze dei genitori – Accesa conflittualità tra gli ex coniugi – Rilevanza – Affidamento esclusivo – Opportunità (Cod. civ., artt. 155 e 155-bis).

«Di fronte al nuovo matrimonio contratto dal genitore assegnatario della casa familiare, il giudice, stante la chiara previsione normativa, non può che disporre la revoca della assegnazione, dal momento che il legislatore della novella ha inteso aver riguardo alla casa familiare, non come semplice luogo fisico, ma come habitat domestico, ossia come ambiente idoneo a salvaguardare, con caratteristiche per quel che possibile simili a quelle precedenti, l’esistenza e la crescita dei figli. Ne discende che, là dove nell’immobile venga a convivere un altro partner del genitore affidatario, è difficile ipotizzare che permanga la strumentalità dell’assegnazione alla sola realizzazione dell’interesse del minore al mantenimento del pregresso habitat domestico» (massima affidamentocondiviso.it) (1) 

«In tema di affidamento dei figli minori, la distanza tra le residenze dei genitori (nella specie: uno residente a Napoli e l'altro a Salerno), in uno al perdurare dell’accesa conflittualità tra gli stessi, rende impraticabile l’esercizio proficuo dell’istituto dell’affidamento condiviso» (massima affidamentocondiviso.it) (2)

 

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(1) Con il decreto in esame, la Corte territoriale ha riformato Trib. Napoli, decreto 12 ottobre 2006, pubblicato in questa Rivista, rilevando che la ratio della nuova disposizione normativa doveva ravvisarsi in un profilo di tutela degli interessi dei figli ad un equilibrato sviluppo psico-affettivo, nella misura in cui vuol salvaguardare il diritto degli stessi a non assistere ad una sorta di subentro di una nuova figura genitoriale, proprio all’interno di quel contesto fisico-ambientale in cui si era svolta la loro esistenza fino alla disgregazione del nucleo familiare.

Nello stesso senso, sebbene con riferimento alla normativa previgente, si veda Cass. 17 luglio 1997, n. 6559, in Dir. famiglia, 1998, 52, secondo cui: «la norma eccezionale di cui all’art. 6 l. n. 898 del 1970, modificato dall’art. 11 l. 6 marzo 1987 n. 74, che consente il sacrificio della posizione del coniuge titolare dei diritti reali o personali sull’immobile adibito ad abitazione coniugale, mediante l’assegnazione di questa, in sede di divorzio, all’altro coniuge, alla condizione della sua convivenza con figli minori, o maggiorenni non autonomi economicamente, non può trovare applicazione quando il nucleo familiare formato dal coniuge assegnatario e dai figli abbia perso la propria identità originaria, come si verifica nel caso di formazione di un aggregato familiare da parte del figlio convivente con il coniuge assegnatario, implicante l’ingresso di persone estranee e il prevalente interesse di sopravvivenza del nuovo nucleo rispetto a quello originario (nella specie, la suprema corte ha confermato, sulla base del riportato principio, la sentenza di merito, che, nel pronunciare il divorzio, aveva disposto la restituzione al marito della casa familiare già assegnata alla moglie al tempo della separazione personale - correlativamente riequilibrando però la posizione economica mediante un assegno di mantenimento riconosciuto a favore della moglie - sulla base del rilievo che non poteva più ritenersi a carico della madre il figlio ventottenne che aveva instaurato un rapporto di convivenza e impiantato un nuovo nucleo familiare)».

(2) Trattasi di un orientamento del tutto minoritario, che affronta l’applicazione dell’istituto dell’affidamento condiviso come se si trattasse del «vecchio» affidamento congiunto, nel senso esattamente di ritenere necessari alcuni prerequisiti (quali, nel caso di specie, la vicinanza delle residenze dei genitori, la mancanza di conflittualità tra gli stessi e la volontà di collaborare tra loro).

In senso contrario, con specifico riferimento alla obiettiva lontananza di uno dei genitori dalla residenza della prole, si veda Trib. minori L’Aquila 26 marzo 2007, ined., secondo cui il diritto del minore alla bigenitorialità è assoluto ed inviolabile, non potendo essere derogato, per la sua rilevanza pubblicistica, né dalle parti né dal Giudice. Ne discende che anche una notevole distanza tra le residenze dei genitori (nella specie, uno era residente in Italia e l’altro in Spagna) non può costituire un grave fatto oggettivo tale da escludere, di per sé, la praticabilità dell’affidamento condiviso.

 

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