home  | mail                                                                                                                        Anno VI, Maggio 2011

 

(I)

CORTE DI APPELLO DI MILANO; Sezione delle Persone, dei Minori, della Famiglia; decreto 21 febbraio 2011; Pres. ed Est. LA MONICA.

Separazione personale – Modica delle condizioni – Potestà genitoriale – Decisioni di maggiore interesse – Scelte religiose – Catechesi del figlio minore – Contrasto tra i genitori – Sospensione immediata – Esclusione (Cod. civ., art. 155; cod. proc. civ., art. 709-ter).

«In tema di potestà genitoriale, la decisione sulla richiesta, avanzata da uno dei genitori, di sospensione/interruzione immediata del percorso di catechesi finalizzato all’amministrazione del Battesimo in capo al figlio deve essere adottata tenendo conto, unicamente, del preminente interesse del minore, che si misura, anche, con la rilevanza che, nella vita del bambino, potrebbe assumere una interruzione di tale percorso. Ne consegue che la sospensione/interruzione della catechesi non può rappresentare una automatica conseguenza del fatto che vi è, sul punto, contrasto tra i genitori e che tale decisione sia stata assunta, unilateralmente, da un genitore in violazione dell’accordo con l’altro riguardo all’educazione non religiosa da dare al figlio» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

VEDI TESTO INTEGRALE DEL DECRETO

(II)

 CORTE DI APPELLO DI BRESCIA; Sezione per i Minorenni; decreto 4 febbraio 2011; Pres. CAMPANATO; Est. LENDARO.

Filiazione naturale – Affidamento condiviso dei figli – Potestà genitoriale – Decisioni di maggiore interesse – Conoscenza della fede religiosa praticata dai genitori – Opportunità (Cod. civ., artt. 155 e 317-bis).

«In tema di affidamento dei figli naturali, ciascuno dei genitori deve consentire all’altro di potere far conoscere alla figlia la propria fede religiosa praticata. Pertanto, è opportuno che ognuno di essi la segua a tal fine personalmente, accompagnandola nella partecipazione alle pratiche di culto ed aiutandola nell’approccio al rito e nell’apprendimento dei dogmi religiosi, al fine di permetterle, nel proseguo della crescita, di potere, a sua volta, maturare la propria, personale, libera scelta» (massima affidamentocondiviso.it) (2).

VEDI TESTO INTEGRALE DEL DECRETO

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(1) Nella specie, la Corte territoriale di Milano, in applicazione del riferito principio di diritto, ha confermato il decreto impugnato che aveva rigettato la domanda del padre finalizzata ad ottenere la sospensione immediata della frequentazione del catechismo da parte del figlio di nove anni (non battezzato per scelta culturale dei genitori), sul rilievo che, sebbene la decisione sulla catechesi del minore fosse stata assunta unilateralmente dalla madre (genitore collocatario), la sua interruzione sarebbe stata una decisione sproporzionatamente invasiva e che avrebbe rappresentato, nella vita del minore, un’ingerenza pesante, non spiegabile per il bambino, se non con la sottolineatura del conflitto genitoriale che già ampiamente lo coinvolgeva.

I Giudici di secondo grado hanno assunto tale decisione, per un verso, tenendo opportunamente conto della situazione di fatto nel tempo delineatasi (ossia, del fatto che il figlio aveva frequentato il catechismo per oltre un anno, con incontri settimanali divenuti occasione di stabili relazioni con altri coetanei, uniti a lui da un progetto, oltre che dalla frequentazione dell’oratorio), e, per altro verso, valorizzando l’approccio positivo del minore al percorso di catechesi, chiarendo, tuttavia, che non mancherà al figlio, terminato tale percorso, la possibilità di elaborare, in sostanziale libertà ed in un largo ed approfondito confronto, la legittimità di ogni diversa posizione in materia.

(2) Con la seconda pronuncia in rassegna, la Corte territoriale ha accolto il reclamo proposto sia dal padre, in via principale, che dalla madre, i quali chiedevano, rispettivamente, di essere autorizzati a far professare alla figlia minore la religione cattolica (il padre) e la fede religiosa dei Testimoni di Geova (la madre).

Il decreto in rassegna ha applicato il principio di diritto affermato dalla Corte di cassazione, secondo cui: «Il comportamento di un coniuge, consistente nel mutamento di fede religiosa, nella partecipazione alle pratiche collettive del nuovo culto, nel dare opportunità ai figli minori di conoscere e apprezzare tale nuova fede al fine di una loro possibile conversione, si ricollega all’esercizio dei diritti garantiti dall’art. 19 cost., nonché dei poteri-doveri inerenti alla potestà genitoriale e, nonostante la sua inevitabile incidenza sull’armonia della coppia, non può essere considerato come ragione di addebito della separazione» (Cass. 23 agosto 1985, n. 4498, in Corriere giur., 1985, 1226, con nota di Batà).

 

 

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