home  | mail                                                                                                                        Anno I, Settembre 2005


18 marzo 2005
Lettera aperta all'onorevole Burani Procaccini

Da alcuni giorni l'onorevole Burani Proccacini, presidente della Commissione bicamerale infanzia, effettua continue sortite per manifestare il suo profondo malcontento nei confronti dell'affidamento condiviso, che sta per essere sottoposto al voto della Camera, e per presentarsi come “salvatrice della patria”. Impossibile non chiedersi perché l'onorevole intervenga solo adesso, benché collocata da più legislature in posti chiave riguardo ai problemi dei minori, e perché non si è attivata prima rispetto a una proposta all’attenzione del Parlamento da dodici anni. Ella sa benissimo che la sua autorevole richiesta di ripartire da capo ora, a pochi mesi dalle nuove elezioni politiche, se accolta non avrebbe altro effetto che quello di impedire la riforma, comunque scritta. E’ quindi legittimo pensare che sia proprio ciò che vuole. E l'inconsistenza delle sue obiezioni legittima la sensazione. Anzitutto, come presidente dell'associazione che ha ideato il provvedimento e scritto il suo testo base, notoriamente composta in ugual misura da uomini e donne, vorrei farle notare che sbaglia interlocutore quando a proposito di esso polemizza con le associazioni di padri separati, anche se in effetti è in buona compagnia in questa schematizzazione di comodo. È, infatti, l'affidamento esclusivo in presenza di due genitori perfettamente idonei ciò che la riforma contesta e vuole evitare, e non la percentuale di affidamenti alla madre. Chi protesta contro “i privilegi delle madri” non ha messo di suo un solo rigo nel progetto e non può certamente essere citato per darne l’interpretazione. Riconosciuto questo, che pochi padri attualmente si facciano carico della cura dei figli attribuisce merito, e non discredito, a una riforma che si propone di sensibilizzarli e impegnarli maggiormente, evitando la legittimazione della loro assenza operata dall'affidamento esclusivo. Inoltre, affidamento condiviso non vuol dire obbligo di mettersi d'accordo; non vuol dire parità di tempi e " sballottamento" tra due case; non vuol dire cancellazione dell'assegno. Se due genitori sono entrambi idonei restano entrambi qualitativamente nella posizione precedente alla separazione e si prendono cura del figlio secondo regole concordate se riescono a mettersi d'accordo e altrimenti decise dal giudice, caso per caso, quindi anche un mese con il padre e undici con la madre; residenza, stato di famiglia, assegni familiari, verranno stabiliti con le stesse regole che oggi valgono per l'affidamento congiunto, non sempre disposto ratificando l'accordo dei coniugi: il problema non è affatto nuovo, anzi, non esiste; gli oneri relativi al mantenimento verranno ripartiti in proporzione delle risorse di ogni genitore: se al padre toccano € 1000, ma si impegna a spenderne 300 direttamente per il figlio secondo capitoli di spesa chiaramente definiti in sentenza – affitto, mensa, nido, dentista ecc.; offensivo per il magistrato pensare che possa attribuire ad uno l'acquisto dei calzini e a un altro quello delle mutande, a uno l’antipiretico e all’altro l’antibiotico - l'assegno scende a 700. E se uno dei genitori che devono fare qualcosa per il figlio non provvede i problemi sono gli stessi che abbiamo oggi quando l'affidatario non provvede: avremo infatti due affidatari. E se questo oggi non si verifica mai, che l’affidatario sia la madre o il padre, perché dovrebbe accadere domani? Onorevole Burani, lei che a parole pensa solo ai bambini, non soffrirà mica di pregiudizi sessisti?


Marino Maglietta

 

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