home  | mail                                                                                                                        Anno III, Novembre 2007

 

TRIBUNALE DI POTENZA; decreto 7 novembre 2007.

Separazione personale – Modifica delle condizioni – Affidamento dei figli ad entrambi i genitori (c.d. «condiviso») – Applicabilità – Assenza di comprovati elementi ostativi – Tenerissima età della figlia – Irrilevanza – Pressante interesse manifestato dal padre – Rilevanza – Regime di frequentazione del genitore con la figlia – Limiti – Fattispecie (Cod. civ., artt. 155 e 155-bis; cod. proc. civ., art. 710).

«La scelta prioritaria dell’affidamento dei figli ad entrambi i genitori deve essere adottata ogni qual volta non sia contrastata da comprovati elementi ostativi. Ne discende che, allorché uno dei genitori manifesti un pressante interesse per la partecipazione più intensa alla vita educativa della prole, in funzione del suo più equilibrato sviluppo psicofisico, deve essere privilegiata e favorita una intensificazione del contributo genitoriale di questi in ordine alle scelte più incisive riguardanti la figlia minore (Nella specie, il tribunale, pur disponendo l’affidamento condiviso della minore, ha ritenuto di non dover modificare la regolamentazione del diritto di visita concesso al padre con il decreto di omologazione della separazione, stante l’età della figlia e la sua verosimile difficoltà di adattamento a nuove condizioni abitative e relazionali)» (massima affidamentocondiviso.it) (1)

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(1) Nella specie, il Giudice del merito, in applicazione del riferito principio di diritto, ha accolto la domanda di revisione delle condizioni della separazione consensuale, avanzata dal padre, disponendo l’affidamento condiviso della figlia (di 4 anni) e prescrivendo che: «le decisioni riguardanti le scelte scolastiche ed educative e quelle concernenti le esigenze sanitarie e ricreative di maggiore rilievo per la minore siano prese con la partecipazione di entrambi i genitori».

Tempi e modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore. Sotto il profilo del regime di frequentazione del padre con la figlia, il Tribunale di Potenza, anche in considerazione della tenerissima età della minore e della sua verosimile difficoltà di adattamento a nuove condizioni abitative e relazionali, ha mantenuto ferma la regolamentazione del diritto di visita concesso al padre in regime di affidamento esclusivo, così come previsto dal decreto di omologazione della separazione consensuale risalente a ben tre anni addietro (21 ottobre 2004).

Sul punto, giova rilevare che, se è vero che l’affidamento condiviso può prevedere una ripartizione dei tempi di permanenza del minore presso ciascun genitore simile ad un affidamento esclusivo (cfr. quanto dichiarato dall’On. M. Paniz nella seduta della Camera dei deputati del 10 marzo 2005, in Atti parlamentari, Camera dei deputati, Resoconto Sommario e Stenografico, seduta n. 600, 10 marzo 2005, pp. 2 e 4), è parimenti vero che il Giudice deve realizzare la finalità di garantire al minore un «rapporto equilibrato e continuativo» con ciascuno dei genitori.

Ne discende che, in assenza di elementi di segno contrario (come nel caso di specie), il Giudice deve garantire, oltre la conservazione della responsabilità di entrambi i genitori nei confronti della prole, anche maggiori momenti di contatto tra i figli ed il genitore non collocatario (ossia, come sostenuto nel provvedimento in esame, una più intensa partecipazione di quest’ultimo genitore alla vita educativa della figlia); diversamente opinando, si correrebbe il rischio di azzerare la portata innovativa del dettato riformatore del 2006 e di colorare l’affidamento condiviso degli stessi contenuti dell’affidamento esclusivo.

A conferma di ciò, basti pensare che il provvedimento in esame non ha previsto alcuna regolamentazione con riferimento all’esercizio della potestà genitoriale sulle questioni di ordinaria amministrazione.

In giurisprudenza, si veda App. Potenza 14 novembre 2006, in Famiglia e min., 8, 60, con nota di M.C. Campagnoli, secondo cui l’affidamento condiviso «dovrà condurre al superamento dell’antica logica del diritto di visita e, con essa, dei ruoli di un genitore che dispone del (tempo del) figlio e dell’altro genitore che chiede di poter “utilizzare” i ritagli di tempo che gli sono stati concessi».

In quell'occasione, la Corte territoriale ha disposto l’affidamento condiviso della figlia minore, nonostante la tenera età della stessa – cinque anni – e l’accesa conflittualità tra i coniugi, sul rilievo che l’interesse della minore: «è quello di vivere quanto più possibile con entrambi i genitori, senza che nessuno di essi venga escluso dalla sua vita quotidiana».

Aumento delle esigenze di vita della prole. Il Tribunale di Potenza ha rigettato la domanda riconvenzionale della madre, volta ad ottenere un aumento del contributo mensile dovuto dal padre in favore della figlia, ritenendo non giustificate «le deduzioni della stessa resistente circa le aumentate esigenze di vita della piccola, avuto riguardo al breve lasso di tempo intercorso dalla omologazione della separazione» (così, testualmente, nel decreto in esame).

In senso contrario deve rilevarsi che, nel caso a mano, la separazione consensuale dei coniugi era stata omologata in data 21 ottobre 2004 (quando la figlia della coppia aveva appena compiuto un anno di età), mentre la domanda di revisione delle condizioni della separazione è stata proposta nel mese di ottobre del 2007 (allorché la figlia aveva già compiuto quattro anni).

Ne consegue, per un verso, che non può ritenersi «breve» il lasso di tempo intercorso tra l’omologazione della separazione consensuale e la richiesta di revisione delle relative condizioni, e, per altro verso, che, per nozioni di comune esperienza, le esigenze di vita di una bambina di quattro anni sono certamente maggiori ed economicamente più onerose rispetto a quelle di una bambina di un anno di età.

In tal senso la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che «l’aumento delle esigenze economiche del figlio non ha bisogno di specifica dimostrazione, essendo notoriamente legato alla crescita» (Cass. 3 agosto 2007, n. 17055, in www.famigliaegiustizia.it, ed ivi gli ulteriori riferimenti giurisprudenziali. Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza della Corte d’appello, pronunciata il 4 novembre 2003, che aveva aumentato – da Euro 260,00 ad Euro 350,00 mensili – l’assegno di mantenimento per il figlio stabilito nella sentenza di divorzio depositata in data 18 dicembre 2002 – ossia, a distanza di un anno di tempo –, stante le accresciute esigenze di vita della prole) [C. PADALINO].

 

VEDI TESTO INTEGRALE DEL DECRETO

 

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